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Eluana, un'altra clinica è disponibile. Sacconi: "Un dovere alimentare e idratare"

Il presidente di una clinica di Udine non convenzionata con il Sistema sanitario nazionale si dice disposto a valutare l'ipotesi di ospitare la ragazza. Il ministro del Welfare ribadisce i motivi del suo atto di indirizzo. A giorni la sentenza del Tar della Lombardia sul rifiuto della regione di applicare la sentenza

una foto di Eluana Englaro

ROMA - Ancora Udine. Dopo che la presidente della Regione Piemonte aveva espresso la sua disponibilità ad "ospitare" Eluana, torna in scena la città friulana, già protagonista nelle settimane passate. Stavolta, dopo il no della "Casa di Udine", è la clinica "Quiete" a dirsi disposta ad accogliere Eluana Englaro. A dirlo è stato Ines Domenicali, presidente della casa di riposo, che non è convenzionata con il sistema sanitario nazionale. Intanto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi è intervenuto nuovamente per ribadire che è un "dovere alimentare e idratare qualunque persona" e che la sentenza della Cassazione non dispone "nessun obbligo specifico a carico di una struttura del Servizio sanitario nazionale". E intanto si avvicina la sentenza con cui il Tar della Lombardia giudicherà il rifiuto opposto dalla Giunta lombarda all'applicazione della sentenza della Cassazione che consente l'interruzione di idratazione e alimentazione, e dunque la morte della ragazza.

LA CLINICA - La "Quiete" è una struttura che attualmente ospita 450 lungodegenti. Il responsabile ha precisato che si tratta di un'ipotesi ancora in via di verifica: "Il sindaco ci ha interpellato, ho convocato informalmente il consiglio di amministrazione per decidere se verificare la nostra disponibilità, non si e' votato nulla e solo la prossima settimana lo faremo, dopo aver esaminato ogni aspetto della vicenda''. Il presidente ha chiarito che la clinica non è "convenzionata con il sistema sanitario nazionale e quindi per noi non possono valere atti d'indirizzo come quelli del ministro Sacconi''. La "Quiete", inoltre, si limiterebbe all'ospitalità di Eluana, mentre le procedure per la sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione avverrebbero con l'intervento di un'equipe di volontari. "Ci sono stati contatti, ma per ora non è arrivata alcuna risposta concreta", ha confermato la curatrice speciale di Eluana, Franca Alessio, che ha aggiunto: "Stiamo cercando di portare avanti la nostra richiesta, anche con altre strutture, ma in modo assolutamente riservato come è doveroso che sia".

SACCONI - "Le molte inesattezze formali e sostanziali, accompagnate talora da una campagna ideologica che di un caso specifico vuol fare una regola generale, mi obbligano a ricordare le ragioni dell'atto che ho prodotto e la disciplina allo stato applicabile con riferimento al dovere di idratazione e alimentazione verso qualunque persona - specialmente ove non sia in grado di provvedere a se stessa - nell'ambito del Servizio sanitario nazionale". E' questo l'inizio di una lunga nota del ministro del Welfare Sacconi. "Tale obbligo - afferma il ministro - non può ovviamente che collocarsi nell'ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza, per i quali l'articolo 117 della Costituzione prevede la competenza esclusiva dello Stato, il cui compito è quindi quello di garantirne il rispetto nell'intero territorio nazionale". "In assenza - continua Sacconi - di una disciplina legislativa dedicata alla regolazione della fine di vita - che a questo punto deve essere sollecitata al Parlamento - la generale applicazione del dovere di alimentazione e idratazione nei casi di particolare bisogno non poteva non essere accompagnata da un cosiddetto atto di ricognizione dei principi generali emanato dal Ministro nell'ambito del suo dovere di assicurare l'esigenza di unitarietà del Servizio sanitario nazionale rispetto ai valori fondamentali". "Altri atti, del resto - ha ricordato il ministro - sono stati prodotti in passato con lo stesso scopo come, tra gli altri, quello dedicato ai limiti e alle modalità di impiego della terapia del cosiddetto elettroshock".

"Mi sono avvalso peraltro - continua ancora il titolare del dicastero del Welfare - del parere espresso dal Comitato nazionale di bioetica, organo della Presidenza del Consiglio a somiglianza di analoghi organi presenti in quasi tutti i Paesi, seguendo un criterio di prudenza che, in assenza di una legislazione specifica, vuole la conferma della prassi fin qui adottata dall'intero Servizio sanitario nazionale. Ho richiamato, inoltre, la Convenzione delle Nazioni Unite sui disabili - il cui disegno di legge di ratifica è in questi giorni all'approvazione del Parlamento - per l'ampio consenso politico e sociale che su di essa si è già registrato, essendo peraltro noto che quella Convenzione è stata definita anche alla luce dell'ampio dibattito seguito alla vicenda Terry Schiavo". "I comportamenti di erogatori pubblici e privati del Servizio sanitario nazionale in contrasto con i principi generali e le norme specifiche dell'ordinamento - dice dunque Sacconi - sono ovviamente suscettibili di sanzione da parte delle Regioni e, relativamente ai principi fondamentali e ai Livelli Essenziali di Assistenza, anche da parte dello Stato, sulla base di procedure previste dall‘articolo 120 della Costituzione e dalle relative leggi attuative".

"Il provvedimento della Corte di Cassazione sul caso Englaro, d'altra parte, oltre ad avere efficacia solo nel caso specifico - continua Sacconi - attribuisce una mera facoltà al tutore della signora Eluana Englaro, senza disporre alcun obbligo specifico a carico di una struttura del Servizio sanitario nazionale". "Tutto ciò ho voluto ribadire per chiarezza di posizione - precisa il ministro - esprimendo allo stesso tempo tutta la mia umana comprensione del dramma vissuto dalla famiglia Englaro. Così come rispetto tutte le posizioni politiche e culturali - nella misura in cui sono a loro volta laicamente aperte al dialogo - sui temi che riguardano il senso stesso della vita e il suo confine con la morte. Ciò tuttavia - conclude - non può esimermi dall'esercizio dei miei doveri secondo scienza e coscienza.

TAR - Nel frattempo c'è stato un ulteriore passaggio, con l'udienza al Tar della Lombardia relativa alla richiesta di sospensiva del provvedimento regionale avanzata da Beppino Englaro. La Regione Lombardia, infatti, lo scorso settembre ha negato alle strutture sanitarie regionali di effettuare l'interruzione delle cure che tengono in vita Eluana. Il legale della famiglia e la curatrice di Eluana hanno proposto "il rito breve" e il collegio ha deciso di procedere in questo modo, perché ha ritenuto che non ci sia bisogno di un'istruttoria. I giudici entreranno quindi nel merito, decidendo se annullare o meno il provvedimento, e il Tar depositerà la sua sentenza tra qualche giorno.

(23 gennaio 2009)

Eluana Englaro è a Udine. Verso lo stop all'alimentazione

il padre di Eluana mostra una foto della figliaLa ragazza in stato vegetativo, lasciata la clinica di Lecco dove è stata negli ultimi quindici anni, è stata trasferita nella notte nella città friulana. Il neurologo: "Fra tre giorni sarà sospesa l'alimentazione". Il ministro Sacconi: "Valutiamo la situazione, sarebbe giusto adottare un principio di cautela e di prudenza"