Non concordano gli esponenti di governo e maggioranza sul testo di legge votato ieri alla Camera. Roccella: "Sì alla modifica perché il testo sia coerente". Mussolini: "L'emendamento del relatore è uno sbraco". Della Vedova: "L'emendamento di oggi non cambia nulla"

ROMA - Il governo è favorevole all'emendamento del relatore al ddl sul biotestamento che prevede che alimentazione e idratazione si possano interrompere se non più efficaci. Lo ha specificato ieri in commissione Affari sociali alla Camera il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella. La modifica serve affinché il testo "sia coerente", ha detto Roccella chiarendo che, comunque, visti alcuni malumori della maggioranza sull'emendamento, c'è "spazio" per migliorare. "Intanto produciamo un testo coerente - ha aggiunto il sottosegretario - visto che è in previsione un allargamento della platea. Dobbiamo produrre un testo più condiviso possibile che sia rispettoso dei principi di tutela della vita, diritto alla cura e non discriminazione che abbiamo fissato. Poi, se c'è la possibilità di studiare una formulazione che possa garantire meglio quello che vogliamo ottenere abbiamo tempo".
Di tutt'altro parere l'esponente del Pdl Alessandra Mussolini, che ieri ha abbandonato la commissione Affari sociali al momento del voto insieme alla collega Melania Rizzoli (Pdl anche lei). Secondo Mussolini l'emendamento che introduce la possibilità di interrompere idratazione e alimentazione quando diventano dannose per il paziente "è uno sbraco" rispetto ai paletti introdotti al Senato dal ddl Calabrò perché "non specifica in modo chiaro chi deve decidere l'interruzione e, inoltre, parla genericamente di pazienti, non solo di stati vegetativi". "Dobbiamo fornire al Paese una legge che contenga certezze, che faccia chiarezza - prosegue la deputata -. Non si possono lasciare indefiniti certi passaggi. Peraltro idratazione e alimentazione sono il punto più delicato, quello su cui si è più dibattuto al Senato alla luce del caso Eluana. Ora l'emendamento Di Virgilio fa aperture che mancano di chiarezza". Meglio sarebbe stato, continua la deputata, votare "l'emendamento del Pd, quello della Turco che prevede chiaramente che decide il medico, in accordo con i familiari, e che parla, peraltro, solo di interruzione della nutrizione e non dell'idratazione, perché togliere quest'ultima significa far morire il paziente fra dolori atroci".
Per il deputato del Pdl Benedetto Della Vedova, infine, l'emendamento proposto da Di Virgilio su idratazione e alimentazione artificiale "non cambia in nulla la disciplina prevista dal testo Calabrò". "La norma in sé - precisa - è del tutto pleonastica, perché quando una qualunque cura non può essere ‘assimilata' dal paziente non solo può, ma deve essere interrotta, configurando altrimenti un caso di scuola di accanimento terapeutico". Infine l'emendamento "che conferma l'esclusione dalle Dichiarazioni anticipate di trattamento dell'idratazione e alimentazione artificiale, con ciò rendendo questo passaggio normativo fragilissimo e esposto all'elevato rischio di incostituzionalità, non affronta per il nodo cruciale della responsabilità della decisione rispetto ai pazienti incapaci, non riconoscendo alcun valore alle Dat e non prevedendo nessun ruolo né per i medici, né per i familiari, né per i rappresentanti legali dei pazienti".
(24 febbraio 2010)






