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Nel Palazzo

Trapianto midollo a bimbe talassemiche, genitori ricorrono a fecondazione in vitro

Il caso è stato al centro di un'interrogazione parlamentare di Rita Bernardini del Pd: in Italia i talassemici sono circa 7mila, a cui vanno aggiunti altri 2 milioni e mezzo di portatori sani. La richiesta è quella di poter effettuare la fecondazione in vitro e la selezione degli embrioni senza dover ricorrere a costosi viaggi della speranza all'estero

globuli rossi

ROMA - I talassemici italiani sono circa 7mila, ma a questo numero vanno aggiunti altri 2 milioni di mezzo di portatori sani che rischiano di trasmettere la malattia ai propri figli; inoltre, non si hanno dati certi sui migranti malati e portatori sani della talassemia. A riprendere questi dati, Rita Bernardini del Pd in un'interrogazione presentata giovedì 15 ottobre alla Camera. Nell'atto posto all'attenzione del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, si mette in luce una notizia pubblicata sul Quotidiano Nazionale del 10 ottobre 2009. Nell'articolo si racconta la triste vicenda delle gemelle Lisa e Delia, di cinque anni, entrambe malate di "talassemia major", una grave forma di anemia mediterranea che le costringe da quando avevano due mesi a periodiche trasfusioni di sangue. Per i genitori l'unica possibilità per far guarire le figlie è rappresentata dal trapianto di midollo, che oggi assicura il 95% di successi. Così gli stessi sono ricorsi alla fecondazione in vitro e alla selezione degli embrioni, in modo da assicurarsi che il nascituro non fosse anche lui malato e avesse un corredo genetico compatibile per il trapianto. Nell'interrogazione si ricorda che nel nostro Paese la diagnosi pre-impianto non è di fatto consentita, nonostante la legge n. 40 del 2004 non la vieti espressamente.

L'intervento è stato così eseguito ad Atene, sotto la supervisione dello specialista Francesco Fiorentino, biologo molecolare del centro "Genoma" di Roma e dalla fecondazione in vitro è nato Flavio, il cui cordone ombelicale è stato subito prelevato dai medici perché ricco di quelle cellule staminali che forse riusciranno a garantire, da sole, il trapianto per tutte e due le gemelle. In caso contrario sarà invece necessario aspettare che il piccolo abbia 8-9 mesi per un prelievo di cellule da aggiungere a quelle prelevate dal cordone. I genitori di Lisa e Delia, sostengono che per effettuare l'intervento di fecondazione in vitro e conseguente selezione degli embrioni hanno dovuto spendere 50mila euro, somma alla quale dovranno aggiungersi i costi necessari a vivere lontani da casa; spese che la Regione Toscana non rimborsa. Di qui la richiesta di misure, contenuta nell'interrogazione, da mettere in atto, anche alla luce della vicenda che ha visto coinvolte le gemelle Lisa e Delia, affinché anche in Italia siano possibili interventi come quelli descritti senza dover ricorrere ai viaggi della speranza all'estero. (dp)

(21 ottobre 2009)