La donna in stato vegetativo da 17 anni si spegne alle 19:35 di lunedì 9 febbraio: da quattro giorni non veniva più alimentata e idratata. Il padre avvertito per telefono: "Non voglio dire niente, voglio solo stare solo". La morte al termine di un'altra giornata di ispezioni e controlli alla clinica "La Quiete". Si ferma in Senato l'iter del disegno di legge che avrebbe dovuto bloccare il protocollo

ROMA - Eluana Englaro è morta. La donna da 17 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 1992 ha chiuso la sua esistenza alle 19.35 di lunedì 9 febbraio, sette giorni dopo il suo ricovero presso la casa di riposo «La Quiete» di Udine e quattro giorni dopo l'inizio del "protocollo" con il quale le è stata sospesa l'alimentazione e l'idratazione. Lo stop era partito venerdì 6 febbraio alle 5.45 del mattino. Secondo una prima ricostruzione, Eluana è morta per arresto cardiocircolatorio in seguito ad una grave crisi che l'avrebbe colpita nel primo pomeriggio. In mattinata infatti le condizioni della donna erano state definite "stazionarie" e lo stesso neurologo che da tempo la segue aveva riferito che non era ancora arrivata la "fase critica". L'idea era quella che Eluana avrebbe potuto resistere circa una settimana senza cibo né acqua prima di avvertire danni irreparabili al suo organismo. Nel corso della giornata nella casa di riposo si erano avvicendati gli ispettori inviati dalla Regione e i Nas dei carabinieri, e nel primo pomeriggio la Direzione Centrale Salute e Protezione sociale della Regione Friuli Venezia Giulia aveva scritto all'Azienda per i Servizi Sanitari numero 4 Medio Friuli, quella dove si trova la casa di riposo La Quiete, che in caso fosse stata accertata una violazione delle norme si sarebbe dovuto "interrompere con effetto immediato" il ricovero della paziente e dunque il protocollo. In prima serata però il Procuratore Generale della Repubblica di Trieste, Beniamino Deidda aveva informato che dagli accertamenti eseguiti su incarico della Procura di Udine non era emerso "alcun elemento di novità tale da giustificare un intervento della magistratura". Una formula che allontanava ogni ipotesi di sequestro della stanza in cui si trovava la donna e spegneva ogni speranza per un intervento che consentisse il recupero della situazione precedente. Poco più di un'ora dopo, alle 19.35, la vita di Eluana si fermava. L'anestesista Amato De Monte ha avvertito Beppino Englaro per telefono e la notizia veniva resa pubblica. "Sì, ci ha lasciati - è stato il primo e unico commento rilasciato dal padre della donna - ma non voglio dire niente, voglio soltanto stare solo". "E' morta all'improvviso, non lo prevedevamo", ha riferito Carlo Alberto Defanti. Sono state immediatamente acquisite dalla procura di Udine le cartelle cliniche di Eluana Englaro. Probabilmente sarà effettuata l'autopsia. A deciderlo dovrà essere il procuratore capo Antonio Biancardi insieme al medico legale e a un consulente nominato dalla procura. Tra gli elementi da valutare, anche la corretta applicazione del protocollo per fugare ogni dubbio sull'improvviso decesso di Eluana.
REAZIONI - Davanti alla casa di riposo «La Quiete» decine di persone hanno deciso di salutare Eluana Englaro con canti, preghiere e tante candele accese. Anche a Lecco le suore Misericordine della clinica Beato Luigi Talamoni hanno accolto con sgomento la notizia della morte di Eluana. Le religiose hanno scelto la strada della preghiera e del silenzio. Non hanno partecipato al momento di preghiera organizzato nella basilica di San Nicolò, situata a poche decine di metri nella struttura privata in cui Eluana è rimasta fino a lunedì scorso. Hanno preferito pregare nella riservatezza della cappella della clinica lecchese. Le suore Misericordine hanno recitato il rosario su invito del cappellano, don Vittorio Baroni, con cui si sono sentite dopo aver appreso alla tv la notizia della morte di Eluana Englaro. Dal silenzio alle urla: la notizia della morte della giovane è giunta mentre il Senato stava discutendo il disegno di legge con cui il governo ha cercato di interrompere il processo autorizzato dalla Corte d'Appello di Milano. Il presidente dell'Aula, Renato Schifani, ha subito chiesto ai senatori di osservare un minuto di silenzio. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha invece fatto sapere di avere appreso "con profondo dolore" la notizia della morte di Eluana Englaro. "È grande il rammarico - ha detto - che sia stata resa impossibile l'azione del governo per salvare una vita". "Dinanzi all'epilogo di una lunga tragica vicenda - ha invece affermato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - il silenzio che un naturale rispetto umano esige da tutti può lasciare spazio solo a un sentimento di profonda partecipazione al dolore dei familiari e di quanti sono stati vicini alla povera Eluana". Al Senato subito dopo la morte della ragazza e il minuto di silenzio chiesto dal presidente Schifani, si scatena la bagarre, con un deciso botta e risposta fra esponenti del Pdl e del Pd. In tarda serata si arriva all'accordo di garantire l'esame del provvedimento dopo un tempo di due settimane per esaminare in Commissione l'intero ddl sul testamento biologico e il fine vita.
(9 febbraio 2009)





