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La storia

Eluana, una vita negata. Amici di Luca: "La disabilità scompare dall'immaginario della gente"

La vita della donna in stato vegetativo è stata dipinta come "non degna di essere vissuta" e lei stessa "è stata disumanizzata per poterla portare alla fine della vita". La dura riflessione di Fulvio De Nigris, direttore del Centro Studi per la Ricerca sul Coma: "Si discute di sondino, terapie, invasività della medicina, vacillante democrazie, ma nessuno parla della vita che non dovrebbe essere ingiusta e invece lo è: la sua morte una macchia incancellabile"

una foto di Eluana

ROMA - Disumanizzata e spersonalizzata, descritta come un "non corpo, una non vita, una non persona morta ormai 17 anni fa": quella di Eluana Englaro è stata dipinta come "una vita non degna di essere vissuta" e la sua morte, che ormai non sarà impedita da veglie, preghiere o leggi, segnerà una "macchia incancellabile" e un "precedente forse unico" e costituirà la scomparsa della disabilità dall'immaginario della gente, ormai assuefatta all'idea di una vita "non degna". Ancor prima che giungesse la notizia della morte di Eluana Englaro, erano queste le riflessioni di Fulvio De Nigris, il direttore del Centro Studi per la Ricerca sul Coma di Bologna "Gli amici di Luca", per il quale Eluana viene come "immolata al dolore di un padre, alla comunicazione gridata, alla disinformazione, all'impotenza delle associazioni, ai ritardi della politica, al semplicismo della contrapposizione laici/cattolici, ai contrasti forti dove le ombre e le zone grigie non sono contemplate".

"Eluana - affermava De Nigris - è stata disumanizzata per poterla portare alla fine della vita: non si sarebbe potuto fare altrimenti. In guerra un nemico devi spersonalizzarlo, annientarlo nella sua identità per poterlo eliminare: qualcosa di simile è stato fatto per Eluana".  "L'hanno sostituita - spiegava - con varie foto, tra le più belle della sua fulgida giovinezza, non l'hanno mai fatta vedere, ma l‘hanno descritta con sapienza di particolari: un corpo devastato, senza pensiero, senza vedere,  parlare, sentire, senza emozioni, senza dolore". "Tutto quello che era negazione andava bene: un non corpo, una non vita, una non persona ‘morta 17 anni fa'".

"Tutti questi anni - continuava il direttore del Centro studio per la ricerca sul coma - sono passati invano per lei e per tutte le famiglie, i pazienti, gli operatori, i volontari che vivono situazioni analoghe: il ‘purosangue Eluana' viene  ‘abbattuto' senza che molti debbano sentirsi in colpa. Di fianco ad una persona senza coscienza, che non può dire, si è compiuto il miracolo dell' "autodeterminazione", dell'unica soluzione possibile. Il testamento biologico che permette a chi è consapevole (non ad Eluana e a persone come lei) di avere libertà di scelta, le stesse libertà già sancite dalla Costituzione ma con qualche pericolo aggiunto".

Non basteranno preghiere o veglie - continuava De Nigris - a recuperare ciò che si sta compiendo, non basteranno leggi a cancellare quella che diventa, come in America con Terry Schiavo, una macchia incancellabile, un precedente forse unico: una vittima innocente immolata al dolore di un padre, alla comunicazione gridata, alla disinformazione, all'impotenza delle associazioni, ai ritardi della politica, al semplicismo della contrapposizione laici/cattolici, ai contrasti forti dove le ombre e le zone grigie non sono contemplate". "Muore una persona di fame e di sete e si punta il dito sul sondino, sul nutrimento/terapia, sulla medicina che non deve essere invasiva, sulla vacillante democrazia: nessuno parla invece della vita che non dovrebbe essere ingiusta. Ed invece lo è", affermava De Nigris. "Siamo tutti turbati e riflessivi, mentre la disabilità scompare dall'immaginario della gente perché "vita non degna di essere vissuta". Eluana muore -era la conclusione - ed una parte di noi muore con lei". (ska)

(9 febbraio 2009)

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