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Autismo, colpisce 1 bambino su 300. L'esperto: "In crescita"

Autismo o forme similari di patologia colpiscono un bambino su trecento e il trend è in aumento: essenziale una diagnosi precoce e una presa in carico professionale ne multidisciplinare. "Non seguire le mode" è il diktat degli esperti

bambini giocano insieme

ROMA - Un bambino ogni 300 nel mondo ha un disturbo che rientra nel cosiddetto spettro autistico. Insomma, se proprio non ha l'autismo, comunque soffre di un problema che ci si avvicina. Solo quindici anni fa i casi erano uno ogni duemila bimbi. L'aumento è esponenziale, come conferma Magda Di Renzo, psicoterapeuta dell'età evolutiva e responsabile del progetto ‘Tartaruga' per l'autismo dell'Ifo, l'Istituto di Ortofonologia di Roma dove da trent'anni vengono accolti i bambini che hanno questo tipo di disturbo, insieme ai loro genitori, per studiare terapie ad hoc.

"Ciò che è essenziale - spiega l'esperta - è fare la diagnosi entro i tre anni. Prima ci si muove meglio è, perchè si riesce ad intervenire quando ancora il disturbo non si è radicato". I primi segni di cui tenere conto? "Il bambino tende a ritirarsi, non è coinvolto uditivamente e visivamente nel mondo. Se ci sono questi segnali bisogna muoversi subito, cercando strutture adeguate per valutare i disturbi della relazione". Vietato seguire le ‘mode'. "L'ultima - racconta Di Renzo - è quella di andare in Argentina per il ricambio del sangue. Negli anni scorsi erano di moda le diete per autistici. Attorno a questo disturbo - commenta amareggiata l'esperta - si sono succeduti mode e accanimenti incredibili, grazie anche all'uso di Internet". Il rischio è quello di entrare nella spirale dei cialtroni che vendono soluzioni facili per un problema che facile non è.

"Per fortuna oggi i pediatri sono molto più sensibili e sono i primi a mobilitare i genitori", commenta l'esperta. L'autismo, ricorda la psicoterapeuta, riguarda soprattutto i maschi, con un rapporto di 4 a 1 rispetto alle femmine. "Non è ancora chiara la causa della patologia e questo va detto - continua - perchè ogni tanto viene data una causa che fa scaturire delle terapie le quali, di conseguenza, non sono valide".

Ma perchè i casi di autismo sono in aumento? "Da una parte - spiega Di Renzo - c'è una maggiore capacità di fare la diagnosi. In secondo luogo stiamo assistendo ad un cambiamento della patologia verso dei quadri più psicotici, dove sono in aumento le difficoltà relazionali. Un fenomeno che si sta verificando perchè i bambini sono sempre più precoci da un punto di vista cognitivo, iperstimolati ad usare anche strumenti rapidi come il computer fin da piccoli, ma restano immaturi dal punto di vista affettivo. Il cambiamento dei modelli culturali incide sui disturbi del comportamento". Cosa fare, dunque? Intervenire subito, è il primo passo. "All'Ifo ci occupiamo da anni di autismo e abbiamo fatto numerose ricerche per definire la gradualità del disturbo. Abbiamo cercato di individuare situazioni in cui poter discriminare la presenza di capacità esistenti nel bambino prima considerate assenti come per esempio il gioco simbolico. Abbiamo anche cercato di capire se in questi piccoli c'è intenzionalità e se c'è in che misura. Capire se la situazione è severa o meno serve come punto di partenza per la terapia. Negli anni abbiamo capito che lo sviluppo del bambino autistico segue l'andamento di quello normale, ma con dei tempi molto più lenti. Di qui il progetto ‘Tartaruga' che cambia la prospettiva di terapia".

A Roma 100 bambini, in media tra i 6 e i 7 anni, in regime di convenzione, partecipano al progetto che prevede un intervento di psicomotricità in gruppo con i bambini, un intervento in acqua per fare esperienza sensoriale, un incontro di pet terapy a settimana. Poi il terapeuta va a casa del bambino. Sono previsti anche interventi fissi come il massaggio pediatrico, l'osteopatia, la logopedia, la stimolazione cognitiva e incontri con i genitori. Non mancano, poi, servizi a scuola: i terapeuti vanno nel plesso del bambini per tenere i contatti con gli insegnanti e formarli. "Il progetto è partito da nove anni - chiude Di Renzo - abbiamo preso dei bambini molto piccoli e in alcuni casi i risultati sono incoraggianti".

(2 aprile 2010)

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