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“Un reality show tutto dedicato ai disabili, perché no?"

Parla Carla Crivellari, 41enne bolognese che lavora all’Aias e che ha sfilato come indossatrice con la sua sedia a ruote, insieme ad altre ragazze disabili, all’evento di moda “Fashionable” dello scorso 8 marzo

una delle concorrenti di Miss AbilityBOLOGNA - "Un reality show tutto dedicato ai disabili, perché no? Bisogna sapersi mettere alla prova. E magari sarà l'occasione di dimostrare al grande pubblico della televisione che noi persone con disabilità sappiamo fare tante cose. Che possiamo raggiungere risultati importanti, in modi diversi e nostri". Carla Crivellari, 41enne che vive a Bologna e lavora all'Aias, ha già una certa abitudine ai riflettori: ha sfilato come indossatrice con la sua sedia a ruote, insieme ad altre ragazze disabili, all'evento di moda "Fashionable" dello scorso 8 marzo. E ora, dopo che l'autore tv Fabrizio Rondolino ha acquistato i diritti del format olandese "Miss Ability" per realizzare un analogo programma italiano, vede questa possibilità come un'opportunità e una sfida.

Mostrare la disabilità nel contesto di un reality show in tv. Non c'è il rischio del trash, o di suscitare facili pietismi?

Il rischio del pietismo c'è sicuramente, ma è già molto presente nella vita quotidiana di ognuno di noi. E anche in televisione, finora, la sedia a ruote è stata fatta vedere soltanto nel momento del bisogno. In contesti, cioè, dove il disabile è quello che chiede aiuto e basta. Non amo ovviamente questo tipo di programmi pietistici. Ma a certe condizioni, un reality show potrebbe essere diverso.

Perché?

Perché, se prendiamo a modello la nota ?Isola dei famosi' di Simona Ventura, nel programma ci sono prove da superare, una competizione, un premio finale. Un contesto da cui può scaturire un'immagine positiva e vincente della persona con disabilità, che sa affrontare gli ostacoli e andare oltre le difficoltà.

Rondolino ha detto in un'intervista che il suo non sarà un concorso di bellezza per portatrici di handicap, ma uno show con uomini e donne dove si incrociano reality e tv di impegno sociale.
Bisognerebbe chiarire intanto cosa si intende per ?tv di impegno sociale'. Comunque sono a favore di un reality impostato sulla sfida, sulla dimostrazione delle nostre diverse abilità. Bisogna sapersi mettere alla prova. Proprio per questo ho partecipato ad una sfilata di moda a Bologna: un'esperienza che rifarei. Non tanto per voglia di protagonismo, per i bei vestiti che indossavo. E nemmeno per dimostrare qualcosa agli altri, ma per provare a me stessa di poterlo fare.

Accetterebbe di partecipare a un reality tv con lo stesso spirito?
Con lo stesso spirito, certamente sì. Le sfide mi piacciono. Certo vorrei prima conoscere bene le regole, il contesto, il tipo di prove previste nella gara. E avere garanzie sulla possibilità di prepararsi e allenarsi bene. Ma c'è un'altra condizione essenziale.

Quale?
La scelta iniziale dei concorrenti del programma dovrebbe avvenire attraverso le associazioni delle persone con disabilità. Se le associazioni verranno consultate, ci saranno maggiori garanzie di un programma tv che non scada nel pietismo e che sia veicolo di un messaggio utile sui temi della disabilità. (Luca Baldazzi)

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