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Immigrati, i ministri Cancellieri e Riccardi: "Valuteremo tassa per il soggiorno"

Il ministro dell'Interno e quello per la Cooperazione internazionale e l'integrazione avviano una riflessione "approfondita" sul contributo per il rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno: "In tempi di crisi, da verificare se si può modulare al reddito e alla composizione del nucleo familiare". L'Asgi: "Posizione ragionevole e positiva"

immigrati in coda

ROMA - Il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, e il ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione, Andrea Riccardi, hanno deciso di "avviare un'approfondita riflessione e attenta valutazione sul contributo per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia, previsto da un decreto del 6 ottobre scorso che entrera' in vigore a fine gennaio". E' quanto si legge in una nota del Viminale. "In particolare- prosegue il comunicato- in un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani, ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c'e' da verificare se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare".

ASGI: RAGIONEVOLE - "Di tempo per modificare il decreto che prevede la tassa sul permesso di soggiorno ce n'è. Basterebbe un decreto ministeriale". Così Gianfranco Schiavone, dell'Asgi, Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione, commenta la nota del Viminale con la posizione congiunta del ministero dell'Interno, Annamaria Cancellieri, e il ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione, Andrea Riccardi, in cui si dicono pronti ad "avviare una approfondita riflessione e attenta valutazione sul contributo per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia, previsto da un decreto del 6 ottobre scorso che entrerà in vigore a fine gennaio". Per Schiavone si tratta di una nota "positiva e ragionevole nei suoi contenuti". "Il decreto - aggiunge Schiavone - prevede un esborso assolutamente spropositato per quello che è nient'altro che il rilascio di un documento i cui requisiti sono già dati. Lo straniero ne ha comunque diritto in base a dei requisiti. Il fatto che il certificato venga pagato può essere comprensibile, ma vorrei immaginare se un cittadino italiano, di fronte alla richiesta di un documento del comune, si trovasse a pagare 200 euro. Ci sarebbe un'insurrezione generale. È chiaro che gli stranieri vengono colpiti come gruppo debole della società". Per Schiavone quella prevista dal decreto del 6 ottobre, è "a tutti gli effetti una tassa spropositata rispetto al documento che viene rilasciato e a quello che è lo scopo del documento, con una richiesta di denaro che non tiene conto del reddito percepito".

(5 gennaio 2012)