Primo giorno di conferenza a Bruxelles. Tra le richieste, maggiore inclusione nel mercato del lavoro, favorire la trasferibilità dei loro diritti sociali nei diversi Paesi Ue per godere degli stessi servizi, vita indipendente e pensioni di invalidità

BRUXELLES - Sono delle richieste concrete quelle che il movimento dei disabili europei presenta all'Ue il 3 dicembre, nel primo giorno della conferenza in occasione della Giornata internazionale per le persone con disabilità: promuovere una maggiore inclusione dei disabili nel mercato del lavoro con investimenti attraverso i fondi strutturali, favorire la trasferibilità dei loro diritti sociali nei diversi Paesi Ue in modo che possano godere degli stessi servizi (assistenza personale, benefici economici ecc.) di cui dispongono nello Stato d'origine, annoverare nel Metodo Aperto di Coordinamento dei chiari obiettivi per quel che riguarda la vita indipendente e le pensioni di invalidità, assicurare fondi congrui alle organizzazioni rappresentative dei disabili. E, per quel che riguarda più specificamente la vita indipendente - tema a cui la due giorni bruxellese è consacrata - il movimento delle persone con disabilità chiede alla Commissione Europea di adottare una comunicazione in vista di una vera strategia per la chiusura degli istituti e all'Ue nel suo complesso di promuovere gli scambi formativi, di finanziare i servizi ai disabili basati sulla comunità, di creare una squadra di esperti che assista gli Stati membri nel processo di deistituzionalizzazione, di garantire risorse allo sviluppo di tecnologie assistive, di sviluppare un master europeo in "progettazione per tutti", di adottare leggi vincolanti per l'accesso universale a beni e servizi, di fissare degli standard europei per quel che riguarda l'accessibilità e l'accesso alle telecomunicazioni e di mettere in contatto i produttori di tecnologie assistive con i produttori di tecnologie non specializzate in modo da favorire uno scambio di conoscenze e una maggiore sensibilizzazione.
"Noi vogliamo crescere nei nostri quartieri, frequentare le scuole che frequentano i nostri compagni non disabili, prendere gli stessi autobus e avere un'istruzione e un lavoro come gli altri", ha spiegato John Evans, della Coalizione Europea per la Vita Indipendente. "Solo noi sappiamo qual è la strada per ottenere questi obiettivi, per questo chiediamo più autodeterminazione e che siano i disabili a definire sé stessi e a decidere quale sia la strada da percorrere per il miglioramento delle loro vite", ha proseguito. L'articolo 19 della Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità è stato preso come stella cometa con la quale orientare l'azione del movimento dei disabili: "Questo articolo - ha sottolineato Evans - può servire ad armonizzare le differenze fra Stato e Stato all'interno dell'UE, anche se ci giungono segnali allarmanti da alcuni Paesi: in Lettonia, ad esempio, si è passati da camere da 4 a camere da 6 persone negli istituti. In Francia, addirittura, Sarkozy parla di costruirne di nuovi di istituti, per un totale di cinquantamila posti in più". Donata Vivanti, vice presidente dello European Disability Forum, ha ribadito la delusione per la decisione della Commissione Europea di aspettare che l'ultimo Stato membro abbia ratificato la UN CRPD prima di depositare la ratifica all'Onu e quindi prima della sua entrata in vigore effettiva nell'Ue.
Una proposta e un impegno concreto è venuto dall'Easpd, il network europeo dei fornitori di servizi alle persone con disabilità: "Ci impegniamo a creare una certificazione europea di qualità affinché si possa monitorare, con chiari indicatori, lo standard dei servizi offerti ai disabili", ha promesso Luk Zelderloo, direttore dell'associazione. Infine Mark Priestley, dell'Academic Network of European Disability Experts (Aned), pur smentendo la vulgata comune secondo cui i disabili, in tempi di crisi, sarebbero gli ultimi a essere assunti e i primi a essere licenziati, ha sottolineato gli enormi problemi che questi ultimi si trovano ad affrontare: "Intanto non abbiamo dati chiari e univoci in merito all'occupazione dei disabili, visto che alcuni Paesi hanno statistiche aggiornate addirittura al 2002. Avere dei dati comparativi per fare un'analisi della situazione sarebbe importantissimo. Detto ciò, comunque, i disabili hanno bisogno di un lavoro che sia scelto e non imposto, di un posto di lavoro accessibile, di meno quote protette e di un mercato del lavoro più aperto, di corsi di formazione più mirati e di essere seguiti nel passaggio dalla scuola e dall'università alla prima occupazione. Inoltre si avverte la necessità di sussidi e schemi di pensioni più mirati a favorire l'integrazione lavorativa e a coprire i costi reali comportati dalla disabilità e di investimenti nella creazione di centri formativi per la vita indipendente".
La sensazione chiara che emerge da questa conferenza è che ci si trovi di fronte a un bivio: tre strategie sono da ridefinire - la strategia europea sulla disabilità 2010-2020, quella sull'occupazione e quella più generale post Lisbona - e la Commissione ha aperto consultazioni perché individui e associazioni possano dire la loro. Resta da capire se queste consultazioni rimarrano un pureo esercizio formale di democrazia o se si riuscirà a tramutare tutte le richieste che vengono da questa conferenza in impegni concreti per l'Ue del prossimo decennio. (Maurizio Molinari)
(4 dicembre 2009)





