Iniziativa del Contact Center Integrato SuperAbile: 43 bambini di terza elementare mettono in scena sogni, paure e desideri. Si realizza un workshop sulle buone prassi nell’intervento sociale e culturale di persone con disabilità e/o straniere, dalla scuola alle cooperative sociali, passando per laboratori sulla diversità con l’utilizzazione delle tecniche e delle metodologie del teatro, della musica, della pittura e del video

ROMA - Alla fine dell'anno scolastico, ecco sogni, paure e desideri di 43 bambini di terza elementare. E' un incontro con la diversità quello che va in scena al Teatro delle Emozioni di Roma in una serata evento promossa dal Contact Center Integrato SuperAbile. E' un workshop sulle buone prassi nell'intervento sociale e culturale di persone con disabilità e/o straniere, previsto per giovedì 5 giugno in via di Tor Caldara 23. Coordinatore e regista dell'happening è il responsabile del Contact Center Integrato SuperAbile, Giovanni Sansone, mentre gli operatori (con e senza disabilità) della Cooperativa Sociale Integrata "Matrioska" sono stati i principali animatori del percorso didattico svolto nel corso dell'anno scolastico.
"Sogno di una notte di fine anno scolastico" è un'attività che si pone in continuità con i precedenti percorsi didattici sulle barriere architettoniche e culturali e sulla diversità proposti alle scuole elementari e medie del territorio del Comune di Roma, con particolare riferimento alla S.E.S "Salvatore Quasimodo", coinvolta già in passato nelle iniziative. L'evento è realizzato in collaborazione con il Presidio del Lazio - Centro Servizi regionale per l'autonomia e le diverse abilità (promosso dall'Assessorato alle Politiche Sociali - Regione Lazio e gestito dal Coin), con la scuola elementare statale "Salvatore Quasimodo" di Roma, l' 87° Circolo didattico "Ada Negri" di Roma, la Cooperativa Sociale Integrata "Matrioska", l'Associazione Volontari "Il Cavallo Bianco".
L'iniziativa intende promuovere e diffondere sul territorio le buone pratiche per la vita indipendente, quali i Laboratori Multisciplinari di Arteterapia sviluppati durante questo anno scolastico nell'ambito dei percorsi ed attività di socializzazione, svolti presso alcune classi della "Salvatore Quasimodo", composte da bambini di varia nazionalità e/o con problemi di integrazione sociale e/o culturale, che hanno inteso inserire nel loro piano di attività extradidattico, laboratori sulla diversità, con l'utilizzazione delle tecniche e delle metodologie del teatro, della musica, della pittura e del video. Il programma dell'happening prevede una performance dei bambini, la proiezione di un documentario sulle attività laboratoriali ed una mostra dei materiali realizzati dagli alunni nel percorso espressivo-creativo proposto, con il coinvolgimento delle Istituzioni scolastiche e delle famiglie.
IL SOGNO - Il senso e il significato di questa iniziativa rimandano - secondo i loro ideatori - alla riflessione su quegli spazi e quelle strutture in cui la composizione dei diritti e doveri reciproci, in un quadro fatto di differenze culturali, etniche e religiose, si è fatta particolarmente delicata. La scuola è il primo spazio pubblico in cui queste differenze, ancorché non nuove in assoluto, si rendono oggi più visibili. Emerge allora il ruolo strategico della scuola nell'evoluzione delle comunità locali (un tempo monoculturali e monoreligiose) in comunità multiculturali e multireligiose.
Nel "Sogno" ragazzi "diversi" lavorano con gli "altri" in un progetto comune, capaci di superare le difficoltà usufruendo di possibilità a se stessi sconosciute per la "sublimazione" artistica dei conflitti e dei problemi che ognuno si porta "dentro". "L'universo arte" offre una gamma di strumenti espressivi ed emotivi utilizzabili in relazione alle diverse capacità e necessità di ogni singolo componente del gruppo. Il percorso laboratoriale, si fa strumento di scambio ed arricchimento tra le attitudini di ognuno. Emergendo, le abilità, per loro natura differenti ed originali, innescano una circolarità che diviene consapevolezza del proprio essere necessari all'economia del "tutto", lì dove il tirarsi indietro o un momento di sconforto interrompe il lavoro comune. "L'assunzione di responsabilità", fa crescere il livello di autostima e modifica l''immagine del sé: ognuno reclama il diritto di mettersi in relazione con gli altri come soggetto e non più oggetto della comunicazione. E gli altri lo riconoscono come tale. All'interno del cerchio si crea uno spazio prodigioso in cui vanno ad incontrarsi, a conoscersi e riconoscersi i diversi modi di comunicare di ogni singolo sé.
All'apice del sogno, il messaggio veicolato nel cerchio giungerà ad animare la scena con uno spettacolo finale, dove interpretare, non potrà significare "imitare" o "fare finta", ma sarà prima di tutto capire il mondo, il pensiero, la situazione emotiva, sociale, di un altro che, nella fattispecie, è il personaggio scenico, con il suo modo di essere e la sua cultura. Testi e disegni accenderanno gli spazi, racconteranno l'esistenza di un altro punto di vista, anzi di "altri" punti di vista, diversi e talvolta molto lontani dal proprio, spingendo ognuno di noi ad osservare, per mezzo dell'opera, i propri limiti e a rivalutare la bontà delle proprie convinzioni. E ilpubblico, sorpreso e colpito dalla "qualità" declinata in mille forme dai protagonisti, impara a confrontarsi con le barriere di pregiudizio, paura e ignoranza che mortificano la dignità dell'essere persona.
(3 giugno 2008)




