Lettera aperta dell'associazione al professore che ha parlato di "rupa tarpea" per i disabili in classe: "Quelle parole sono una violazione dei diritti umani". E scatta l'invito all'inaugurazione di una mostra sullo sterminio nazista dei disabili

MILANO - "Purtroppo in un non lontano passato qualcuno già prese sul serio le dotte considerazioni di alcuni scienziati e studiosi che a fine ottocento fondarono l'eugenetica e nella seconda metà degli anni '30, pianificò e realizzò una imponente attività di ripulitura dell'umanità da persone inadatte a vivere". E' quanto si legge in una lettera che il presidente della Ledha Fulvio Santagostini, il suo portavoce e giornalista Franco Bomprezzi e il direttore Giovanni Merlo inviano al professore Joanne Maria Pini, balzato alle cronache fra mille polemiche per aver affermato, in merito alla discussione sulla presenza degli alunni disabili nelle scuole, che "bisognerebbe tornare alla Rupa Tarpea".
"Quasi tutti noi - scrivono i tre - siamo anche persone con disabilità o loro familiari e quindi, se per caso un giorno qualcuno dovesse prendere sul serio le sue affermazioni, così come le abbiamo potute leggere su Facebook, potremmo finire i nostri giorni sulla terra con un bel volo giù dalla Rupe Tarpea, naturalmente per il bene dell'umanità, della sua evoluzione e del suo progresso". "Le consigliamo semplicemente - affermano Saltagostini, Bomprezzi e Merlo - di leggere il testo della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità: poco più di cinquanta pagine, scritte in un linguaggio molto diretto, che spiegano che le persone con disabilità sono semplicemente persone con diritti come tutti gli altri, tra cui anche quello all'istruzione, e che si diventa persone con disabilità solo e quando si incontrano barriere comportamentali ed ambientali che impediscono la partecipazione su base di uguaglianza con gli altri". "E ci permettiamo di farLe notare - continuano - che affermazioni come le sue possano essere facilmente considerate come una barriera comportamentale, anche abbastanza consistente e dolorose, alla piena inclusione dei cittadini con disabilità e quindi come una violazione dei diritti umani"
"Speriamo - scrivono gli autori della lettera - di poterLa un giorno incontrare per continuare a parlare di questi argomenti e per questo le diamo un appuntamento per una data: il prossimo 27 gennaio, quando inaugureremo a Sesto San Giovanni una mostra dedicata all'Olocausto delle persone con disabilità. Sarà un'occasione per ricordare, a noi come a Lei e a tutte le persone che vogliono giustamente ragionare con la propria testa, che la Rupe Tarpea è ancora dentro di noi e che può ancora tornare ad essere una realtà". L'episodio, per la Ledha, è emblematico di come ancora tanto sia necessario fare per combattere il muro dell'ignoranza e per impedire che ancora una volta vengano violati i diritti umani fondamentali. "Perché nessuno, Lei compreso, possa mai più pensare ad un altro essere umano come ad un "organismo che non dovrebbe campare".
Clicca qui per leggere l'intero testo della lettera.
(29 settembre 2010)















