Il giudizio degli italiani raccolto dall'indagine sul risparmio presentata dall'Acri e realizzata insieme all'Ipsos in occasione dell'annuale Giornata del risparmio. Italiani pessimisti (86%), ma "anche i più positivi dubitano di una ripresa, non solo a breve termine, ma neanche prossima". Drastica riduzione dei consumi nei settori della ristorazione, dell'elettronica, della telefonia e dei prodotti per la casa. L'imperativo delle famiglie è risparmiare, ma solo una su tre ci riesce

ROMA - "Quello che si va a chiudere si presenta come un anno di scoramento e di preoccupazione per la maggior parte degli Italiani: il peggiore dal 2001". È questo il lapidario giudizio sul 2011 degli italiani raccolto dall'indagine sul Risparmio presentata dall'Acri questa mattina a Roma e realizzata insieme all'Ipsos alla vigilia della 87ª Giornata mondiale del risparmio. Lo studio è stato realizzato nella settimana a cavallo tra settembre e ottobre 2011, tramite interviste telefoniche ed è stata arricchita di alcuni dei risultati delle indagini congiunturali prodotte dall'Istat e di altre indagini Ipsos. Secondo quanto ha rilevato l'Ipsos, rispetto al futuro gli italiani sono in maggioranza pessimisti considerando tutti gli aspetti, sia personali che legati all'Italia e al resto del mondo (il 50% degli intervistati, contro il 36% di ottimisti) e "anche i più positivi dubitano di una ripresa, non solo a breve termine, ma neanche prossima". Quello che lo scorso anno veniva chiamato "attendismo prudente e preoccupato", spiega lo studio, ha lasciato il posto al "crudo realismo di chi non intravede nulla di positivo nel prossimo futuro, anzi avverte un progressivo peggioramento della situazione: il Paese sembra non riuscire a reagire alla crisi, anzi la aggrava, e si fa molto meno affidamento che in passato sulla ripresa globale".
Cresce ancora il numero di italiani che pensa che la crisi è assai grave. Sono l'86% contro l'83% nel 2010, e il 78% nel 2009. Un incremento che nel solo Nord Est vede gli italiani pessimisti fare un balzo in avanti di 8 punti percentuali in un solo anno (dal 33% del 2010 al 41% del 2011). Tre italiani su 4, inoltre, si attendono che la crisi duri almeno altri 3 anni. Ad avvertire la crisi come particolarmente grave sono soprattutto le persone nella "pienezza lavorativa", fra i 31 e i 64 anni (il 50% di loro ritiene la crisi più grave di quel che si pensa); più ottimisti i giovani.
Dall'indagine emerge inoltre che per la prima volta dal 2005, gli insoddisfatti superano i soddisfatti. "Per la prima volta in assoluto il numero di coloro che sono fiduciosi circa il proprio futuro personale è superato dagli sfiduciati". In continuo decremento dal 2004 quelli che riescono a migliorare la propria situazione. "Non superano il 5% a conferma della percezione che il Paese sia statico e stia lentamente scivolando in una situazione di crisi sentita come strutturale, che richiederà lente e dolorose vie d'uscita". Rimane stabile sia il numero di famiglie direttamente colpite dalla crisi (23%, quasi una su quattro) sia il numero di quelle che, più o meno facilmente, riescono a mantenere il proprio tenore di vita (74% nel 2011 contro il 76% nel 2010); invece sono sempre meno le famiglie che riescono a migliorare il proprio tenore di vita (5%, mentre per il 21% il tenore di vita peggiora).
Tiene la fiducia nell'Europa, ma non è immune dall'erosione generale. Se è vero che nel 2011 il 61% degli intervistati ha ancora fiducia nell'Unione europea, al contempo si registra un calo dei fiduciosi di ben 8 punti percentuali in due anni. Diminuisce anche la fiducia nella moneta unica. Sono il 67% gli italiani che si dichiarano insoddisfatti dell'Euro, mentre diminuiscono quelli che pensano possano esserci vantaggi a lungo termine con una moneta unica: sono il 53%, contro il 60% dello scorso anno. (ga)
(26 ottobre 2011)









