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Il servizio civile? E' un "lavoretto", ma anche un percorso di crescita

Sono i risultati di una ricerca sui giovani presentata a Roma ad un seminario organizzato dalle Acli. Rappresentazioni dei ragazzi, motivazioni ed effetti gli aspetti indagati. L'invito ad "evitare la deriva elitaria nella selezione dei ragazzi". Il capo dell'Ufficio nazionale Borea: "Preoccupato per la riduzione dei fondi". Olivero (Acli): "Non basta spostare risorse, bisogna investire"

ragazzi impegnati nel servizio civile

ROMA - Il servizio civile è sì una forma di volontariato, ma è anche un "lavoretto" e un percorso di crescita personale, formazione e orientamento, che dopo un anno cambia i ragazzi che hanno fatto questa esperienza. Sono questi i risultati della ricerca "Servizio civile nazionale giovani: strumento di crescita e sensibilizzazione alla cittadinanza attiva" realizzata da Elena Marta, docente alla facoltà di Psicologia dell'università cattolica Sacro cuore di Milano, e presentata a Roma all'interno del seminario "Sentinella del territorio. Costruttori di solidarietà. Il servizio civile nelle Acli" organizzato dalle stesse Associazioni cristiane dei lavoratori italiani. L'indagine, condotta in collaborazione con Avis, Caritas, Arci, Federazioni Salesiani e Acli, ha coinvolto 48 giovani (34 femmine e 14 maschi) che nel 2009 hanno fatto il servizio civile in Lombardia, Lazio e Sicilia.

Gli obiettivi dello studio "hanno voluto capire quali siano le rappresentazioni dei ragazzi in merito al servizio civile, sondare il perché della loro scelta e indagare gli effetti e i cambiamenti dopo un anno di servizio", dice la professoressa Marta. Per quanto riguarda le rappresentazioni, "crescita personale, formazione lavorativa, orientamento e mettersi a disposizione della società" sono le risposte andate per la maggiore tra i volontari che hanno partecipato ai focus group. Circa le motivazioni, invece, spiccano soprattutto "la possibilità di fare un ‘lavoretto' remunerato e utile in un momento spesso di vuoto, come la fine delle superiori o dell'università, unite alle motivazioni più sociali, professionali e a quelle di natura relazionale. I giovani d'oggi, infatti, si sentono disorientati e soli", commenta Elena Marta.

E gli effetti del servizio civile? "Soddisfano le rappresentazioni dei ragazzi, anche se non mancano risposte di giovani che hanno individuato nel servizio civile un contesto di protezione dai rischi (come depressione, assunzione di droghe, eccetera) e un luogo che crea consapevolezza sul significato di cittadinanza attiva, partecipazione e impegno sociale - continua la professoressa Marta -. Da parte loro gli enti ospitanti hanno beneficiato di un avvicinamento tra due generazioni e di una fidelizzazione che dà, alle organizzazioni di volontariato, la possibilità di un ricambio intergenerazionale". La ricerca proseguirà fino a dicembre con altre due fasi fatte di 20 interviste e oltre 300 questionari on line. (mt)

(23 giugno 2010)

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