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"Il treno della mia vita". Storia di una giovane donna

Quattordici capitoli per raccontare 22 anni di una vita particolare, quella di Eleonora Romano, una ragazza mora e spigliata con una particolarità: appena nata ha avuto una paralisi cerebrale infantile dovuta ad un'asfissia durante il parto e da allora il suo sviluppo è stato segnato. "Mi immagino un futuro con una casa tutta mia, un marito e dei figli"

scrivere un diario

ROMA - Quattordici capitoli per raccontare 22 anni di una vita particolare, quella di Eleonora Romano, una ragazza mora e spigliata con una particolarità: appena nata ha avuto una paralisi cerebrale infantile dovuta ad un'asfissia durante il parto e da allora il suo sviluppo è stato segnato. Soprattutto da difficoltà nel parlare e nel camminare. Ieri la sua autobiografia dalla nascita alla festa dei 18 anni, "Il treno della mia vita" è stato presentato alla Camera dei deputati durante il convegno "Non puoi Silenzio. La disabilità da raccontare e per raccontarsi". Presenti in sala, oltre a molti "addetti ai lavori", scrittori disabili e che parlano di disabilità, c'era tutta la sua famiglia: mamma, papà, parenti vari e soprattutto il dottore Giorgio Albertini e le due psicologhe, Angela Di Vanna e Mary Patti. Il medico, direttore del Centro sviluppo infantile dell'Irccs San Raffaele di Roma, si è occupato della piccola Eleonora insegnandole a camminare e lei dal microfono ieri lo ha citato spesso, commossa, "é grazie a lui se vivo". Fondamentale anche l'apporto delle due psicologhe, Di Vanna ieri raccontava la storia di questa ragazza così particolare: "Da quando ho conosciuto Eleonora ho avuto la netta sensazione che con lei non serviva una terapia del tipo io e lei chiuse in una stanza. Lei pone delle domande da brivido, delle vere e proprie domande esistenziali - ha spiegato la psicologa - e ho capito che sarebbe stato importante che lei scrivesse la sua vita, tutta la sua rabbia".

Da questo "diario di bordo", effettuato a scopo terapeutico, è nato un libro. Un libro vero, dai toni diretti, che parla della vita fatta di cose semplici, di piccoli-grandi traguardi raggiunti, di sentimenti veri, di gratitudine certo, ma anche di rabbia. Nel primo mese di vita la piccola è ricoverata al San Filippo Neri di Roma: "Quando ero ricoverata mi veniva a trovare tutti i giorni la mia mamma - racconta Eleonora nel suo libro -  e mi parlava per stimolare le mie funzioni vitali e per farmi sentire tutto il suo calore. Nonostante ciò i miei problemi sono rimasti e mi creano grandissimo dolore. Prima di tutto vorrei menare il dottore che mi ha fatto nascere, lo odio! Se se ne fosse accorto prima... mi avrebbe salvato, ma purtroppo non è andata così. Ora sto pagando nella tomba, per colpa sua rimarrò così".  Eleonora affronta lucidamente la sua realtà, i suoi limiti, quello che non potrà mai avere, ma poi ammette, alla fine del primo capitolo "Io sono convinta di una cosa: mi è andata pure bene, perché se le cose fossero andate peggio potevo pure lasciarci la vita". Nel libro la ragazza esprime i suoi pensieri più personali senza difficoltà o immagini precostituite. "La bellezza di questo libro - ha sottolineato Di Vanna - è proprio nella capacità di Eleonora di poter esprimere finalmente i suoi sentimenti, come se, liberata della difficoltà di esprimersi a parole, apra il suo cuore completamente".

Nel libro trovano spazio gli attori principali nella vita di un bambino, di un adolescente e di un ragazzo: la scuola, elementari, medie, superiori, le amiche "del cuore", a cui è dedicato un capitolo a parte, la famiglia, i viaggi. In questi capitoli da "copione" prendono forma, volto e voce personaggi tracciati con semplicità e calore: gli operatori, gli assistenti e gli insegnanti di sostegno a scuola, che hanno insegnato ad Eleonora dai colori in inglese all'uso del computer, aiutandola ad avere un'autonomia reale. L'ultima pagina è dedicata alle riflessioni della ragazza sulla disabilità: "Ho deciso di scrivere questo mio libro perché stavo in depressione, piangevo, ero tanto incazzata con il dottore che mi ha fatto nascere, per quello che mi ha combinato. Per me  - scrive - non è giusto che debba rimanere così per tutta la vita. Spesso mi fermo a immaginare come sarebbe la mia vita senza problemi, ma purtroppo non è così, forse per me non doveva andare in questo modo. Io comunque mi immagino un futuro con una casa tutta mia, un marito e dei figli". (Marta Rovagna)

(17 febbraio 2009)

Storie "diverse", emozioni "normali": come le persone con disabilità raccontano loro stesse

logo del convegno Presentato "Il treno della mia vita", autobiografia della ventiduenne Eleonora Romano. Con il suo, anche tanti altri racconti delle storie personali di giovani e meno giovani, per un viaggio dentro e fuori le differenze. Candido Cannavò: "La cultura sulle persone disabili in questo paese sta crescendo, non esiste solo il Grande Fratello"

Mario, Puccio e Simona: storie e ricordi da raccontare

Simona sulla copertina del libro I tre sono gli amici disabili di scrittori e giornalisti o i figli di mamme che hanno deciso di ricordarli fermando pensieri e ricordi su un foglio bianco. Le parole di Candido Cannavò, di Marco Piazza e di Mary Cruz Rodriguez Maccione