Si parla spesso di globalizzazione dei diritti, ma in Italia si assiste alla loro degradazione, in particolare per le persone con disabilità. Le due manovre estive mettono seriamente a rischio i servizi essenziali per la non autosufficienza e la disabilità. A cui va aggiunta la riforma dell'assistenza. L'opinione del vicepresidente Fish, Salvatore Nocera

di Salvatore Nocera, vicepresidente nazionale Fish
Oltre alla degradazione dell'etica politica e individuale, in Italia si assiste anche alla degradazione dei diritti, in particolare delle persone con disabilità. Diritti che si sono affermati - faticosamente - solo con l'applicazione della Costituzione repubblicana. Negli ultimi anni, il governo ha avviato politiche di abbassamento dei livelli essenziali di sicurezza dei diritti fondamentali delle persone con disabilità (tentando, ad esempio, di ridurre il numero delle ore di sostegno, aumentando il numero di alunni nelle classi frequentate da disabili o includendo nel numero dei posti di collocamento obbligatorio per disabili anche altre categorie). Le ultime due manovre finanziarie, poi, stanno mettendo seriamente a rischio i servizi essenziali per le persone non autosufficienti e disabili. Un ulteriore rischio è rappresentato dalla delega sulla riforma dell'assistenza (disegno di legge 4566).
La riforma dell'assistenza prevede tre misure che portano a un drastico abbassamento dei livelli essenziali dei diritti: l'innalzamento delle percentuali di invalidità dal 75% all'85% ai fini del rilascio degli assegni, l'abrogazione delle agevolazioni fiscali sulla gratuità di accesso alle diverse prestazioni del servizio sanitario e la deducibilità dalla dichiarazione dei redditi delle spese assistenziali sostenute, l'agganciamento al reddito personale o familiare dell'indennità di accompagnamento. Quest'ultimo intervento può sembrare dettato da un criterio di giustizia distributiva, ma nel mondo delle associazioni si ragiona diversamente: se una persona con disabilità che percepisce l'accompagnamento è anche ricca, è bene che sia tassata in quanto ricca, ma la sua indennità deve rimanere intangibile dal momento che essa è stata concessa al mero titolo della disabilità per legge, come indennità risarcitoria della mancanza di servizi pubblici che possano alleviare l'handicap conseguente alla sua disabilità. Questo punto è considerato irrinunciabile dal movimento della disabilità.
Risparmiare sull'assistenza. Il governo ha dichiarato che si attende un risparmio di 20 miliardi di euro dalla riforma dell'assistenza. Il rischio che questi tre interventi siano attuati è assai plausibile. In tal caso, centinaia di migliaia di persone con disabilità si troveranno senza il minimo indispensabile per vivere una vita dignitosa e rientrerebbero nel circuito dell'assistenzialismo dal quale erano usciti faticosamente grazie all'inclusione. L'obiettivo di reintegrarli nel circuito dell'assistenza privata è manifestamente documentato dalla social card assegnata a enti caritatevoli, come indicato nel Libro bianco del ministro Maurizio Sacconi in cui si esalta il valore del dono e nulla si dice circa il fatto che il dono non può per sua natura sostituire l'esigibilità dei diritti.
A questo punto, ci si domanda se il principio dell'inviolabilità dei diritti costituzionalmente garantiti debba cedere di fronte ai Patti di stabilità interni ed europei. Se questo orientamento dovesse prevalere anche nella dottrina e nella giurisprudenza, verrebbero meno tutte le garanzie costituzionali, nonché la stessa validità di una Costituzione rigida (che può essere modificata solo da norme costituzionali). E che queste garanzie si stiano attenuando risulta chiaramente dalle scelte operate nelle due manovre estive in cui il governo ha abbandonato il principio di progressività delle imposte, ha scelto di non colpire seriamente gli evasori fiscali, di non voler far cassa sui grossi patrimoni e di intervenire al contrario sui piccoli titolari di redditi fissi, sui soggetti deboli come anziani non autosufficienti e persone con disabilità aumentando le imposte indirette e stimolando i giochi d'azzardo. Ciò che è eticamente scorretto, infine, è che il governo sostenga che la normativa sulle persone con disabilità sia stata introdotta per lottare contro i falsi invalidi. La verità è che danneggia quelli veri, oberandoli anche di un crescendo insopportabile di visite fiscali, spesso da parte di personale medico non preparato sulle singole tipologie di minorazione con la conseguente perdita di emolumenti economici riacquistati poi solo a costo di lunghe e costose cause e con l'anticipazione di spese ingenti e l'assenza di sostentamento nelle more del giudizio.
(29 settembre 2011)







