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"Scuola e inclusione: a che punto siamo?" A Reatech gli obiettivi da realizzare

Si è parlato di più formazione per gli insegnanti, progetti personalizzati per gli alunni, stop ai tagli al sostegno: lo chiedono Fish e Ledha perché il diritto allo studio non sia solo un sogno per gli alunni disabili. E Nocera denuncia: "Rispetto delle norme a macchia di leopardo". La Fiera ha chiuso i battenti ieri

bambino alla lavagna

MILANO - Più formazione degli insegnanti, progetti personalizzati per gli alunni, stop ai tagli delle ore di sostegno: è quanto chiedono Fish e Ledha perché il diritto allo studio non sia solo un sogno per gli alunni disabili. Richieste ribadite al convegno "Scuola e inclusione: a che punto siamo? Il diritto allo studio di tutti i bambini e ragazzi con disabilità, oltre la crisi", che si è tenuto a Reatech Italia, la prima fiera italiana dedicata alla disabilità e all'innovazione preso il polo fieristico di Rho. "Il rispetto delle norme sull'integrazione degli alunni con disabilità in Italia avviene a macchia di leopardo - spiega Salvatore Nocera, vicepresidente della Fish, la federazione italiana per il superamento dell'handicap, organizzatrice del convegno - poiché ci sono delle realtà positive, in cui si ottengono dei risultati, a dispetto della carenza di risorse e altre in cui le norme non vengono rispettate". Secondo Donatella Morra, una delle relatrici dell'incontro e coordinatrice del gruppo di lavoro Ledha Scuola, sono essenzialmente tre le azioni da realizzare. "In primis c'è la necessità di formare tutti gli insegnanti, sia quelli di sostegno che quelli curriculari - afferma - poi bisogna fornire supporti agli studenti disabili seguendo un piano educativo personalizzato, non solo in base alla diagnosi sanitaria". Una pratica che è stabilita dalla legge, che però, spiega Morra, "nessuno applica". Infine, sottolinea l'esperta, occorre intervenire sui tagli indiscriminati delle risorse.

Uno dei nodi che viene affrontato è quello dell'assistenza educativa, in particolare in Lombardia. I ragazzi disabili delle superiori hanno a disposizione degli educatori per alcune ore alla settimana. Il problema è che finora sono stati i Comuni lombardi a farsi carico del finanziamento di questo servizio, anche se, secondo la legge, spetterebbe alle province. I Comuni sostengono di non potersi più fare carico della spesa e al tempo stesso le province non intendono sostituirli. La Regione, sollecitata dalle associazioni, non si è ancora espressa. "Il rischio - sottolinea Morra - è che alcuni Comuni chiedano aiuto alle famiglie o che l'assistenza non venga garantita laddove i tagli al sociale sono stati più ingenti". Quello che chiede la Ledha, insieme alle altre organizzazioni, è di risolvere la questione prima del prossimo anno scolastico, perché "studenti e famiglie non vengano stritolate dal contenzioso". Al convegno, insieme ai rappresentanti di Fish e Ledha sono intervenuti Antonio Cotura, presidente della Fiadda, l'associazione delle famiglie per la difesa dei diritti degli audiolesi, Francesca Bianchessi, coordinatrice del Glir, il gruppo di lavoro interistituzionale regionale dell'ufficio scolastico lombardo e Giancarlo Onger, del direttivo nazionale del Cnis, il coordinamento degli insegnanti specializzati e ricerca sulle disabilità. Un altro dei temi è proprio quello degli insegnanti di sostegno. "Una figura da non abolire - afferma Onger - che però non deve essere vista come un ripiego. Il sostegno è parte della scuola, non è una scuola a parte". Il governo ha riattivato da poco i corsi di formazione. "Sono importanti - aggiunge - perché spesso gli insegnanti che si occupano di alunni con disabilità non sono preparati". (Ludovica Scaletti)

(28 maggio 2012)

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