Secondo i dati del Censis sono un milione e mezzo i lavoratori del settore, ma solo 1/3 è regolare. Dal 2003 al 2010 il numero delle famiglie che ne ha fatto richiesta è aumentato del 27%. Al via il piano nazionale sui servizi alla persona

ROMA - Il numero dei collaboratori domestici è cresciuto negli ultimi dieci anni del 44%. Le persone impiegate nel settore sono circa un milione e mezzo (il 28% italiani e 72% stranieri) ma solo un terzo ha un contratto di lavoro regolare. A crescere è anche il numero delle famiglie che fanno richiesta di servizi di assistenza e cura: dai due milioni del 2003 si è passati ai due milioni e mezzo del 2010 (+27%) anche se il dato sembra piuttosto sottostimato. Sono questi alcuni dei dati diffusi questa mattina dal direttore del Censis Giuseppe Roma in occasione del convegno "La diffusione dei servizi alla persona nella trasformazione del welfare", organizzato per presentare il Piano di azioni di sistema per lo sviluppo dei sistemi integrati di servizi alla persona, realizzato dalla direzione generale dell'Immigrazione e delle politiche dell'integrazione del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, con il supporto di Italia lavoro. Secondo i dati del Censis circa il 42% degli stranieri che vivono nel nostro paese fa questo tipo di mestiere.: il 55% degli operatori domestici ha un rapporto esclusivo con una famiglia, mentre il 15,4% dipende da due e il 30% si occupa di 3 o più famiglia. Diverse sono poi le situazioni di assistenza: nell'80% dei casi ci si occupa di pulizia della casa, ma un 42% si occupa anche di assistenza agli anziani, il 28% delle persone non autosufficienti, nel 23% dei casi l'assistenza è anche medica e il 21% fa anche assistenza notturna. "C'è poi una terza area che si occupa dell'accudimento dei bambini, un fenomeno che riguarda il 14% dei collaboratori familiari - sottolinea Roma - ma addirittura più elevato è il dato che riguarda l'accudimento degli animali, che è pari al 19%".
Proprio per organizzare la domanda e l'offerta in questo settore nasce dunque il Piano sui servizi alla persona, che ha come obiettivo la qualificazione del lavoro di cura. "Il punto cruciale del programma è l'incontro tra domanda e offerta in cui entrambe le parti siano tutelate - sottolinea il sottosegretario al Welfare Cecilia Guerra - . Si prevede infatti la formazione e la regolarizzazione degli addetti del settore, si tratterà di corsi di 80 ore al massimo, finalizzati al lavoro che si va a svolgere. Dall'altra parte le famiglie si troveranno di fronte soggetti formati e quindi saranno maggiormente tutelate". Il Piano verrà realizzato sul tutto il territorio nazionale ma con due modalità differenti: nelle 14 regioni del Nord che fanno parte del piano obiettivo competitività è previsto il finanziamento di sette milioni di euro per un programma di interventi in tema di servizi socio-assistenziali alla persona. Nelle 4 regioni del Sud che fanno parte, invece, dell'obiettivo convergenza si prevede un piano di azione di sistema per lo sviluppo dei sistemi integrati di servizi alla persona. In questo caso il finanziamento, previsto dal fondo sociale europeo è di dieci milioni di euro. "L'Italia è il paese delle buone pratiche a perdere e non dell'approccio sistemico - sottolinea Natale Forlani, direttore generale dell'Immigrazione per il ministero del Lavoro e delle politiche sociali - . Quello che vogliamo realizzare con questo piano è un programma nazionale che metta insieme le competenze istituzionali per realizzare una rete sostenibile. Puntiamo a creare 2.500 sportelli per l'incontro tra domanda e offerta".
Uno dei punti fondamentali del Piano è anche la lotta al lavoro nero, attraverso la regolarizzazione gli addetti del settore tramite lo strumento del voucher. "Sono tante le colf e badanti che non hanno un contratto di lavoro regolare - aggiunge Guerra -. Strumenti come il voucher servono proprio a regolarizzare il mercato. Non sono favorevole a un intervento in questo senso che passi attraverso le detrazioni fiscali, perché a differenza del voucher, queste non attivano il mercato e la rete dei servizi. L'idea è quella di portare avanti un intervento strutturale, non ci si può affidare a un fai da te. La detrazione è lo strumento più facile - aggiunge il sottosegretario - ma toglie responsabilità a chi invece deve dare risposte sul territorio. La responsabilità pubblica è la presa in carico e l'attivazione di una rete di servizi, ma questa non arriverà mai se passiamo sempre dalla scorciatoia delle agevolazioni". (ec)
(27 gennaio 2012)







