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Lavoro, stressa un italiano su quattro: patologie in aumento

In Italia il 27% dei lavoratori, uno su quattro, soffre di stress legato alla propria attività lavorativa, causa di oltre la metà delle giornate di lavoro perse in un anno. Il valore superiore alla media europea

un uomo con la mano sulla testa chinato in silenzio

ROMA - In Italia il 27% dei lavoratori, uno su quattro, soffre di stress legato alla propria attività lavorativa, causa di oltre la metà delle giornate di lavoro perse in un anno. Si tratta di un valore superiore alla media registrata in Europa, dove la condizione di stress interessa circa il 22% dei lavoratori, per un costo economico di circa 20 miliardi di euro all'anno per perdita di giorni di lavoro e costi sanitari.

Cifre da capogiro che in Italia hanno portato il legislatore a prendere in seria considerazione il problema, introducendo l'obbligo per tutte le aziende, a partire dal 1° agosto di quest'anno, di valutare e misurare al proprio interno il livello di stress dei propri dipendenti. Il tema sara' portato anche ai tavoli di lavoro della Mostra Convegno 'Progetto Sicurezza', organizzato dall'associazione professionale italiana ambiente e sicurezza, meglio conosciuta con l'acronimo Aias, con la collaborazione di Inail, in programma dall'1 al 3 luglio il Palazzo delle Stelline di Milano.

"Lo stress legato al lavoro rappresenta un rischio non certo nuovo, ma sicuramente emergente, per la diffusione che sta avendo in Italia e in tutta Europa- spiega il presidente di Aias, Giancarlo Bianchi-. È altamente probabile che il fenomeno aumenti in futuro a causa del progressivo accentuarsi di alcuni fenomeni come l'insicurezza dei contratti, l'età sempre più avanzata dei dipendenti e gli alti carichi di lavoro, fattori che portano i lavoratori a percepire uno squilibrio tra l'impegno richiesto e la propria capacita' di affrontarlo". Di fronte a questo scenario Aias ha deciso di scendere in campo, presentando un documentando tecnico sulla valutazione del rischio stress collegato che sara' discusso nel corso del convegno di luglio. "Crediamo che la valutazione richiesta dal legislatore non debba essere considerata l'ennesimo appesantimento burocratico a cui aderire solo in maniera formale per evitare sanzioni, ma un'opportunita' concreta per i datori di lavoro per riflettere sulla propria realta', per trarre miglioramenti organizzativi e vantaggi economici- prosegue Bianchi- Per questo abbiamo predisposto questo documento, teso non solo alla valutazione dello stress ma anche alla definizione degli interventi correttivi".

(29 giugno 2010)