Posta all'attenzione di un apposito tavolo tecnico: così il ministro Sacconi risponde all'interrogazione presentata qualche giorno fa da Amalia Schirru (Pd) sul collocamento obbligatorio e le missioni di pace che sembrerebbero precludere il diritto al lavoro delle persone disabili in favore delle vittime da terrorismo. Presentata dall'opposizione anche una proposta di legge

ROMA - La questione è all'attenzione "di un apposito tavolo tecnico per l'attuazione delle vittime del dovere, istituito presso il Segretariato Generale - Dipartimento per il coordinamento amministrativo - della Presidenza del Consiglio dei Ministri": chiede tempo e approfondimento il ministro del Lavoro e delle politiche Sociali, Maurizio Sacconi, nella risposta all'interrogazione presentata qualche giorno fa da Amalia Schirru (Pd) sul collocamento obbligatorio e le missioni di pace internazionali che sembrerebbero precludere il diritto al lavoro delle persone disabili in favore delle vittime da terrorismo.
Nei giorni scorsi, infatti, la parlamentare democratica aveva presentato al ministro un'interrogazione cofirmata da tutti i membri della Commissione Lavoro della Camera (n. 5-03384) dove veniva richiamata l'attenzione su uno specifico intervento legislativo (art.5, co.7, del d.l. 6 luglio 2010 n.102), relativo alle missioni internazionali, che sembrava svincolare le assunzioni per le vittime del terrorismo e la criminalità organizzata dalla quota di riserva (art.18, co.2, legge 68/99) sul collocamento obbligatorio.
"Da una prima lettura combinata di tali disposizioni - è la risposta scritta del ministro Sacconi - parebbe discendere che il diritto al collocamento obbligatorio, previsto a favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, nonchè dei loro familiari, sia preminente rispetto ad analoghi diritti previsti a favore di altre categorie di soggetti". Il dubbio, dunque, c'è e la preoccupazione ben sollevata.
Come fare? Tavolo tecnico, dunque, "che avrà il compito - continua il Ministro - di trovare soluzioni idonee a garantire l'uniforme applicazione e operatività della disciplina in materia di collocamento obbligatorio", ma anche "ogni possibile iniziativa che conduca alla soluzione della vicenda con l'obiettivo di scongiurare inopportune contrapposizioni tra persone che, seppur a diverso titolo, vivono quotidianamente una condizione di fragilità".
Più severa l'opposizione, che sottolinea la preoccupazione sul mancato e netto chiarimento dell'art.5 co.7 del d.l. 6 luglio 2010 n.102, presto in vigore, e presenta una proposta di legge correttiva. Già depositata agli atti della Camera, la proposta intende "dare interpretazione autentica al comma 7 dell'articolo 5 del citato decreto-legge n. 102 del 2010 in modo da chiarire - si legge nella presentazione del testo - inequivocabilmente l'esclusivo diritto dei lavoratori disabili ad accedere alle quote ad essi riservate dall'articolo 3 della citata legge n. 68 del 1999". "Si tratta - si legge ancora - di un provvedimento della massima urgenza che, ci auguriamo, possa trovare consenso unanime e restituire serenità, fiducia e prospettive di inserimento alle migliaia di disabili iscritti alle liste di collocamento in attesa di un lavoro". "La norma avrebbe perciò dovuto precisare che la nuova disposizione che consente alle categorie sopra menzionate di superare la quota dell'1 per cento non va ad intaccare il 7 per cento di posti che la legge riserva ai disabili". (eb)
(21 ottobre 2010)








