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“Carta blu” per i lavoratori stranieri qualificati: l'Unione approva

Approvate in via definitiva le due direttive del pacchetto immigrazione dell'Unione europea: corsie di regolarizzazione preferenziali per i lavoratori stranieri altamente specializzati che arrivano in Europa e sanzioni ai datori di lavoro di manodopera immigrata irregolarmente

operai

BRUXELLES - Sono state approvate in via definitiva due direttive del pacchetto immigrazione dell'Unione europea: quella sulla "carta blu" per lavoratori extracomunitari altamente qualificati e quella sulle sanzioni ai datori di lavoro di manodopera immigrata irregolarmente. L'approvazione è avvenuta all'inizio della settimana durante la riunione del consiglio dei ministri Ue. La seconda direttiva prevede sanzioni per le compagnie o i singoli imprenditori che non verifichino prima dell'assunzione se la manodopera extracomunitaria che si sta per assumere è immigrata o residente in modo regolare. Possono venire comminate delle sanzioni sia amministrative (multe, esclusione da bandi pubblici, ritiro dei fondi comunitari, ecc.) sia penali. Queste ultime sono previste soltanto per cinque casi gravi: recidiva, assunzione simultanea di un elevato numero di irregolari, lavoro in condizioni di sfruttamento, conoscenza del fatto che l'impiegato è stato vittima di tratta e impiego di minorenni immigrati irregolarmente.

Inoltre sono previsti i versamenti allo Stato dei contributi sociali evasi grazie al lavoro nero e il rimborso all'impiegato della differenza tra i salario percepito e quello minimo stabilito per legge. Agli irregolari verrà poi garantita l'assistenza da parte di parti terze (sindacati, ong, ecc.) e la possibilità di avere un permesso temporaneo per trovare un lavoro regolare. La direttiva non stabilisce limiti minimi per le sanzioni né nei controlli da effettuare (fatto criticato dalla sinistra europea durante il dibattito all'Europarlamento), ma obbliga gli Stati membri a fare rapporto ogni anno alla Commissione sui controlli effettuati. La direttiva sulla "blue card" punta invece a creare delle corsie preferenziali di regolarizzazione per attrarre in Europa parte di quei lavoratori altamente qualificati che lasciano il loro paese per andare a fare carriera in Australia, Stati Uniti, Canada o Giappone. L'Europa finora esercita una scarsa attrattiva, potendo contare tra la sua forza lavoro solo sullo 1,7% di lavoratori extracomunitari altamente qualificati, rispetto al 9,9% dell'Australia, al 7,3% del Canada o al 3,2% degli Stati Uniti.

Lo schema della carta blu lascia ampi margini agli Stati membri nella scelta delle figura professionali da reclutare, a condizione che siano rispettati un salario minimo di 1,5 volte il salario medio nazionale (1,2 volte per le figure professionali più in carenza), che vi sia un contratto regolare di lavoro e che le qualifiche professionali siano documentate. Viene inoltre inserita una clausola che limita il reclutamento attivo nei paesi in via di sviluppo che già soffrono il fenomeno della fuga dei cervelli, come ad esempio avviene nel settore sanitario in Africa. Non hanno aderito allo schema Irlanda, Regno Unito e Danimarca. (Matteo Manzonetto)

(29 maggio 2009)