Il ministro del Lavoro e delle politiche sociali rilancia l'idea dell'Anmil e anticipa la proposta dell'Inail di allargare le tutele infortunistiche previste per le donne. Sartori: "Il costo annuo sarebbe quello di una cena in pizzeria"

ROMA - "Assicurazione domestica obbligatoria anche per le donne che lavorano". E su questa proposta sono tutti concordi: governo e invalidi del lavoro in primis. Il problema è stato sollevato a Roma dal presidente dell'Associazione nazionale invalidi e mutilati del lavoro Franco Bettoni, durante la presentazione dei vincitori del concorso musicale "Note scordate" organizzato da Anmil e Inail, e subito il ministro del Lavoro e delle politiche sociali Maurizio Sacconi ha fatto propria quest'idea anticipando l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni.
In realtà è da un po' di tempo che l'Inail sta lavorando a "una proposta sia per allargare la platea dei beneficiari alle donne lavoratrici - che oggi non godono dell'assicurazione domestica - sia per estendere le tutele infortunistiche previste per le casalinghe, in quanto queste coprono solo l'invalidità permanente sopra il 27%", ha precisato il presidente dell'Inail Marco Fabio Sartori. "Tra un paio di settimane saremo in grado di presentare la proposta al ministro". Il problema è la sostenibilità, anche se "con cifre relativamente basse si potrebbe dare un servizio migliore a tutte le donne", lavoratrici e non. Il costo annuo per estendere l'assicurazione domestica sarebbe più o meno quello di "una cena in pizzeria", ha aggiunto il presidente dell'Inail.
Circa gli infortuni sul lavoro al femminile, il governo "non sarà soddisfatto finché non saranno sradicati fino all'ultimo. Oltre alla vigilanza sul rispetto delle regole, occorre una sinergia di risorse tra fondi privati, finanziamenti previsti per il Testo unico in materia di sicurezza e contributi dell'Inail", ha detto Sacconi. La vicepresidente della commissione parlamentare per gli infortuni sul lavoro e le morti bianche del Senato Ombretta Colli, invece, ha richiamato l'attenzione sul fatto che "non esiste una differenziazione di genere in materia di indennizzi". Un esempio? Il danno psicologico causato da una cicatrice ben visibile. (mt)
(4 marzo 2010)





