Presentato lo spot dell'Associazione Italiana Persone Down per l'inserimento lavorativo. In Italia sono 38mila, il 61% ha più di 25 anni. Su un campione di 1.167 maggiorenni, solo il 10% lavora con un regolare contratto di lavoro

ROMA - In Italia sono 38 mila le persone con la sindrome di Down, delle quali il 61% ha più di 25 anni. È per loro che l'Aipd, l'Associazione Italiana Persone Down, ha realizzato uno spot per promuovere l'integrazione lavorativa di una categoria che, dagli anni Quaranta ad oggi, ha aumentato la propria speranza di vita di oltre 50 anni (se infatti negli anni della seconda guerra mondiale i down vivevano al massimo 12 anni oggi, una persona affetta da questa sindrome, vive serenamente fino a 65 anni). I trenta secondi di spot, realizzati nella location della Città del gusto del Gambero Rosso a Roma, rappresentano le varie fasi di lavorazione della pizza dove si alternano diversi pizzaioli. Le immagini scorrono in fretta e, dall'impasto alla pizza ultimata, le persone che cucinano si vedono per pochi secondi, con la colonna sonora di "Funiculì Funiculà". A prodotto ultimato appare una scritta: "Siete riusciti a distinguere i lavoratori con la sindrome Down? Nemmeno noi. Assumiamoli".
Lo spot, presentato ieri a Roma alla Città del Gusto è stato realizzato dall'Associazione Italiana Persone Down con la collaborazione di Saatchi & Saatchi, la casa di produzione The Family e il Gambero Rosso. Lo spot, che uscirà nelle sale Medusa Film e Opus Proclama, sarà mandato in onda in oltre 300 sale cinematografiche italiane a partire dal 1 febbraio. Seduti al tavolo del Gambero Rosso per presentare la nuova campagna pubblicitaria c'erano Giuseppe Cutrera, presidente dell'Aipd, Anna Contardi, da quasi trent'anni coordinatrice nazionale dei progetti dell'associazione italiana persone Down, Luisa Laurelli presidente della commissione Sicurezza del consiglio regionale del Lazio, Fabrizio Caprara, della Saatchi & Saatchi, Federico De Cesare Viola del Gambero Rosso e Giorgia Vitello, una ragazza 23 enne con la sindrome Down che ha raccontato la sua esperienza lavorativa.
"Oggi il tema del lavoro è un argomento centrale per l'associazione - ha spiegato Contardi - soprattutto perché la maggior parte dei down (circa 25mila) sono adulti". E gli adulti presentano delle problematiche di integrazione sociale completamente diverse da quelle dei bambini e degli adolescenti. "In Italia - ha continuato la coordinatrice Aipd - c'è una legge molto buona in materia, ma ci sono ancora tanti pregiudizi nelle aziende, per cui assumere un disabile è visto più come un onere sociale che un investimento". Niente di più sbagliato invece, se si considera che un lavoratore Down è a tutti gli effetti efficace quanto un collega "normale". Ha sottolineato ancora Contardi: "Dal 2000, con un Osservatorio sul mondo del lavoro e un progetto di inserimento lavorativo abbiamo potuto seguire l'inserimento professionale di molti Down, sia a Roma che in altre città italiane. Dopo l'inserimento - ha raccontato la coordinatrice nazionale dei progetti Aipd - abbiamo effettuato un monitoraggio sulla produttività: è risultata tra il 70% e l'80%, ma sfido i loro colleghi ad essere produttivi al 100%".
Ma anche se la produttività delle persone con sindrome Down è nella media non così è il loro inserimento nel mondo del lavoro: dai dati più aggiornati emerge che, su un campione di 1167 persone maggiorenni con questa sindrome, solo il 10% lavora con un regolare contratto di lavoro. Inoltre un altro 8% circa del campione si sta affacciando nella complessità di questo mondo attraverso tirocini formativi, tirocini finalizzati all'assunzione e borse di lavoro. "Ma per far sì che anche queste esperienze si traducano in concrete opportunità occorrono - ha spiegato la coordinatrice Aipd - interventi tecnici e politici e occorre attivare una rete di servizi nei territori che possa coordinare l'intero processo, una vera e propria rete di orientamento e formazione".
L'Aipd sta realizzando, dall'ottobre 2007, un progetto di inserimento lavorativo con l'obiettivo di permettere ai Down un esercizio attivo del proprio diritto al lavoro, diritto che appartiene a tutti. A ricordarne l'universalità durante il convegno è stata anche Luisa Laurelli : "Lo spot veicola in messaggio importante, cioè che siamo tutti uguali sul posto di lavoro. Le percentuali di occupazione delle persone con sindrome Down - ha aggiunto Laurelli - sono sotto il livello della decenza, i controlli all'applicazione della legge sono un colabrodo e di fatto la norma per il diritto al lavoro dei disabili è disapplicata". Obiettivo centrale quindi, ha concluso il presidente dell'Aipd Cutrera è quello di realizzare "l'inclusione sociale, in modo che esistano davvero delle pari opportunità per tutti". (Marta Rovagna)
(27 gennaio 2009)






