Alla presentazione dello spot dell'Associazione Italiana Persone Down le testimonianze di chi è risuscito a ottenere un impiego. Giorgia Vitello, 23 anni, segretaria in un'azienda del gruppo Ferrovie dello Stato: "Lavorare mi rende fiera"

ROMA - Si chiamano Giorgia, Italo, Gloria e Francesco. Sono ragazzi di 22, 23, al massimo 30 anni e in comune hanno due cose: un lavoro e un cromosoma in più nelle cellule. Rappresentano il fortunato 10% dei maggiorenni con sindrome Down che sono entrati nel mondo del lavoro in modo stabile. A Roma, a parlare a nome di tutti loro durante la presentazione dello spot per promuovere l'integrazione lavorativa delle persone con sindrome Down, c'era Giorgia Vitello, 23 anni e un lavoro che le piace moltissimo: segretaria in un'azienda del gruppo delle Ferrovie dello Stato.
"Per me è una felicità enorme lavorare, perché è una cosa bellissima - ha raccontato la ragazza, che è assunta con un contratto a tempo indeterminato part-time - mi rende fiera, e ve lo dico a testa alta e senza fermarmi". Giorgia, visibilmente emozionata mentre era seduta accanto agli altri ospiti che hanno presentato lo spot di promozione per le politiche di inclusione lavorativa, ha raccontato con semplicità le sue mansioni: "Faccio scansioni di documenti in pdf, ho imparato ad usare il libro protocollo, faccio fotocopie, invio fax e inserisco al computer i dati del registro di carico e di scarico".
Lavorare e vivere una certa indipendenza economica è fondamentale, e a testimoniare l'importanza dell'inserimento lavorativo è lo stesso presidente dell'associazione italiana persone Down, Giuseppe Cutrera, che è intervenuto alla presentazione dello spot raccontando la sua storia personale: "Parlo come padre di un ragazzo down (Francesco, 24 anni), da quando mio figlio lavora si sente bene, è come tonificato e sfrutta al meglio il suo diritto di vivere una vita come tutti gli atri". Con un lavoro, una famiglia di origine e sogni e desideri per il futuro. Francesco, che lavora come operatore in un Mac Donald's di Napoli si trova bene con i suoi colleghi: "Vado d'accordo con i miei colleghi e mi vogliono bene - racconta - per me è importante lavorare perché guadagno dei soldi che mi servono per avere una casa e per sposarmi. Inoltre - aggiunge Francesco Cutrera - mi sento impegnato come gli altri ragazzi della mia età che lavorano e non sto a casa a perdere tempo". Sulla percezione di sé stessi come autonomi e quindi adulti parlano anche altri ragazzi: Gloria, 22 anni, dice che "da quando lavoro la mia vita è cambiata in meglio, ho cambiato personalità, sono diventata grande, sono cresciuta, sono diventata una signora".
Ma come spendono i loro soldi i ragazzi Down che riescono a lavorare? La risposta è spesso simile: "Sono una spendacciona - ha raccontato questa mattina Giorgia - ricarico il cellulare, mi pago la piscina, la danza e il tennis, pago la cena agli amici quando usciamo e faccio un sacco di regali". Gloria racconta: "Con il mio stipendio compro un po' di cose per me, vestiti eleganti, scarpe con il tacco, giacche e poi vado al cinema". L'autonomia, che si acquista attraverso la possibilità di affrancarsi, almeno in parte, dalla dipendenza dai genitori è avvertita anche molto da Italo, 24 anni e diversi lavori cambiati: "Il fatto di lavorare e di avere uno stipendio tutto mio mi dà tanta soddisfazione e mi dà la sensazione che posso fare tante cose, tra le quali, e non è una cosa da niente, togliermi degli sfizi". (Marta Rovagna)
(27 gennaio 2009)






