Spunti e critiche da Paola Agnello Modica, intervenuta alla conferenza di Napoli in rappresentanza dei sindacati confederali. Gli appalti, la precarietà, i falsi lavoratori autonomi, lo sfruttamento degli immigrati

Dal nostro inviato
NAPOLI - Una piaga, peggio di una strage. Così ha definito gli infortuni mortali Paola Agnello Modica, intervenuta questa mattina alla seconda Conferenza Nazionale Salute e Sicurezza sul Lavoro in rappresentanza dei sindacati confederali. "Mi rifiuto di parlare di morti bianche", ha detto Agnello Modica. "Perché tutti gli infortuni e le malattie professionali sono prevedibili e prevenibili". Sono molti i problemi che possono essere evidenziati e che trasformano il lavoro un rischio. A cominciare dal sistema degli appalti. "Abbiamo un codice appalti promosso dal precedente governo e già scaduto, che presenta una serie di problemi. Vogliamo discutere dell'intero sistema, che raggiunge 150 miliardi di spesa annua. E noi sappiamo che è lì che si annidano i problemi".
Tra le altre questioni che rendono il lavoro insicuro ci sono sicuramente la precarietà e le microimprese. "Come si fa a fare ricerca e innovazione in una piccolissima impresa?" si è chiesta Paola Agnello Modica. "C'è un problema di infortuni e malattie professionali che non vengono denunciati in quanto tali. Passano per infortuni domestici". Un altro punto debole è poi costituito dai lavoratori finti autonomi, dall'illegalità, dal lavoro nero, dallo sfruttamento degli immigrati "a cui vengono assegnate le mansioni più rischiose e onerose, a partire dalla manutenzione degli impianti che rappresenta sempre la prima cosa che le aziende esternalizzano".
Ma ci sono anche problemi che solo raramente vengono riconosciuti come tali. Primo tra questi le malattie professionali. "Se gli infortuni fanno fatica a bucare il video, le malattie professionali non hanno alcun riconoscimento", ha commentato Agnello Modica. "Secondo l'Organizzazione Mondiale del Lavoro in Europa per ogni infortunio mortale sul lavoro ci sono quattro morti per malattie professionali. E se questo è vero per l'Europa, ovviamente è vero anche per l'Italia". Infine sulle leggi: "Abbiamo tante norme", ha concluso. "Alcuni dicono troppe. Ma l'importante è l'applicazione. Le norme vanno applicate, altrimenti non servono a nulla". (Antonella Patete)
(26 gennaio 2007)














