Quaranta miliardi di euro ogni anno: è il costo economico degli infortuni sui luoghi di lavoro. “I trend statistici sono migliorati, ma dobbiamo ancora indignarci”, dice il direttore generale dell’Inail. “Maturi i tempi per una revisione complessiva del sistema”
Dal nostro inviato NAPOLI - "Già a Genova, durante la nella prima Conferenza Nazionale Salute e Sicurezza sul lavoro, emerse con evidenza la necessità di coordinamento tra i diversi soggetti titolari di funzioni nel campo della prevenzione. Dopo la Conferenza di Genova l'Inail ha rilanciato la sua antica vocazione alla prevenzione, che è connaturata alla natura sociale dell'assicurazione, che ha più di cento anni di vita". Così Piero Giorgini, direttore generale dell'Inail nel corso della seconda Conferenza Nazionale, che è cominciata ieri alla Città della Scienza di Napoli e si chiude oggi 26 gennaio. L'impegno dell'Istituto per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro si è mosso principalmente in due direzioni, ha chiarito Giorgini: "la messa a disposizione delle proprie conoscenze sui rischi lavorativi e sugli infortuni e l'impegno diretto a sostegno della sicurezza, attraverso l'erogazione di incentivi e la stipula di accordi a livello territoriale con soggetti pubblici e privati e con le associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori".
Per quanto riguarda la diffusione del patrimonio di conoscenza dell'Inail sono stati di fondamentale - secondo il direttore generale - l'Osservatorio sui casi mortali e il progetto sui flussi informativi, un sistema di informazioni sugli infortuni e le malattie professionali. Mentre sul fronte degli incentivi alle imprese che investono in sicurezza "in sede legislativa una priorità dovrebbe essere la stabilizzazione delle risorse che l'Inail può e deve destinare per l'attuazione di programmi per il miglioramento delle misure di prevenzione". E questo perché gli incentivi economici si sono rivelati un sistema di successo, andando ad integrare il tradizionale strumento della "tariffa prevenzionale", che prevede l'oscillazione dei tassi dei premi assicurativi in rapporto all'andamento infortunistico e all'adozione di comportamenti virtuosi in materia di sicurezza sul lavoro da parte delle aziende.
"È vero che oggi si muore meno di lavoro rispetto a dieci, venti o sessanta anni fa", ha proseguito Giorgini. "Ma si muore e ci si infortuna ancora e una più matura coscienza sociale non lo accetta più. Non possiamo certo rispondere alle famiglie delle vittime che i trend statistici sono migliorati: dobbiamo farci carico di ogni vittima e di ogni danno, continuando a indignarci e reagire come ha ricordato ripetutamente il Capo dello Stato. Così "solo la riduzione permanente dei danni può comportare l'abbattimento dei premi. Credo che siano maturi i tempi per una revisione complessiva del sistema, prevedendo un modello di indennizzo economico costantemente adeguato alle esigenze del lavoratore e alle trasformazioni del sistema produttivo. Ma anche il miglioramento continuo del percorso di cura, riabilitazione e reinserimento sociale e lavorativo degli infortunati"
In conclusione, ha affermato Giorgini, "si tratta di dare un concreto avvio al circolo virtuoso che, a partire dalle attività di prevenzione, consenta di diminuire i rischi e limitare i danni attraverso il ciclo di cura, riabilitazione e reinserimento e perseguire la drastica riduzione dei costi sociali ed economici che il fenomeno infortunistico determina nel Paese. Il costo annuale degli infortuni è pari a 40 miliardi di euro: come dire vale una finanziaria". (Antonella Patete)
(26 gennaio 2007)











