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Conferenza nazionale lavoro/ Morti bianche, la forza della provocazione

Alla Città della scienza di Bagnoli un angolo con bare di carta bianca e una croce nera: richiamano l’attenzione sui tanti uomini e donne morti a causa di un incidente sul lavoro. La prima giornata della conferenza, le parole d’ordine, gli interventi di Napolitano, Prodi, Bertinotti e Damiano

Il logo della conferenza sul lavoro: un bambino in una culla e la frase Dal nostro inviato

NAPOLI - C'è un angolo, nella sala della "Città della scienza" di Bagnoli, dove non ci sono né uomini né donne. Sulle sedie, immobili, ci sono bare di carta bianca con una croce nera. Ogni bara ha un nome: Marzio, Claudio, Piero, Francesco, Tommaso, Massimo. Ogni bara ha un luogo: Domodossola, San Severo, Napoli, Ciampino. Più sopra, altre sedie sono occupate da epitaffi di cartone. Salim Bedui, operaio di 19 anni, 16 gennaio 2006, Apiceno, morto schiacciato da un nastro trasportatore, recita un'epigrafe. In piedi, lungo il muro di mattoni a vista ci sono uomini e donne con cartelloni bianchi a forma di bara appesi al collo, come grembiuli. Con altri nomi, luoghi e date di morte.

In fila, uno accanto all'altro, assistono all'apertura dei lavori della "Seconda conferenza nazionale sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro" di Bagnoli, in provincia di Napoli. Applaudono Antonio Bassolino, presidente della regione Campania, che dedica il convegno a Giovanna Curcio, 19 anni e Annamaria Mercadante, 49 anni, bruciate vive un anno fa in una fabbrica di materassi a Montesano, in provincia di Salerno. E ascoltano gli interventi della giornata tra i quali quelli del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del ministro del Lavoro Cesare Damiano, del presidente della Camera Fausto Bertinotti e del premier Romano Prodi.

Sono la precarietà e la mancanza di garanzie "le cause principali dell'abnorme frequenza e gravità degli incidenti", per il capo dello Stato Napolitano, che interviene con un video messaggio. Quella delle morti da lavoro è "una piaga, non è un prezzo inevitabile da pagare come in qualsiasi altro paese con milioni di occupati. E' una piaga, come dice il sinistro bollettino quotidiano degli infortuni che si verificano in ogni parte d'Italia, e specialmente nel Mezzogiorno". Non ci si può limitare alla denuncia, "commossa e indignata" ma servono interventi concreti, bisogna adottare misure efficaci, elevare il livello di attenzione della sensibilità sociale e civile su questi problemi. "Perchè se la sicurezza è vita, la garanzia di sicurezza è condizione di civiltà e giustizia nel nostro Paese."

Anche il ministro del Lavoro sottolinea che servono più controllo e norme più rigide per sconfiggere le morti bianche e il lavoro nero. In pochi mesi, ricorda Damiano, gli ispettori hanno scoperto centinaia di cantieri irregolari facendo emergere 40mila posizioni non in regola. E annuncia che, per contrastare il fenomeno degli incidenti sul lavoro, sarà introdotta una norma che imporrà agli imprenditori di segnalare, prima che il dipendente vada al lavoro, le assunzioni degli organi competenti. Perchè il 12 per cento delle morti si verifica nello stesso giorno dell'assunzione. Il Ministro ha inoltre riferito che le ultime cifre fanno registrare 800 mila documenti di "regolarità" emessi dall'Inps e l'obiettivo è "superare l'anno prossimo il milione e mezzo. "Il Governo- ha aggiunto- sta approvando il Testo unico sulla sicurezza con l'obiettivo di migliorare la situazione di illegalità" del mercato del lavoro. Infine propone di dedicare un canale satellitare Rai al tema del lavoro.

E' necessario "rimettere in sintonia il lavoro con l'articolo 1 della Costituzione repubblicana", secondo il presidente della Camera."L'appello del presidente della Repubblica- ha proseguito Bertinotti- va assunto non come appello retorico ma come svolta necessaria". Perché gli infortuni e i morti del lavoro in Italia sono soltanto la punta dell'iceberg di un sistema attaccato alla base "dall'incertezza e dalla precarietà delle lavoratrici e dei lavoratori, che sono diventati ricattabili." L'Italia ha bisogno di una riforma del lavoro, secondo la terza carica dello stato, perchè non basta intervenire sulla sicurezza ma bisogna agire complessivamente sul lavoro penalizzato negli ultimi anni in tutta Europa e da "oltre vent'anni di buio nel nostro Paese" . Provvedimenti legislativi, potenziamento degli ispettorati e valorizzazione del contributo delle rappresentanze dei lavoratori sulla sicurezza, sono interventi necessari che servono solo a condizione che vengano sradicati la disoccupazione, il lavoro nero e precario. Bertinotti cita poi il Testo unico sul codice degli appalti e i provvedimenti sulla sicurezza del lavoro e precisa che quello sul lavoro è un terreno "assai importante e non bisogna avere un atteggiamento aristocratico." E bisogna ricordare che oltre alle cause specifiche c'è n'è una generale: "il processo di svalorizzazione del lavoro che è stato messo dietro una cortina opaca. Anche la politica e l'informazione hanno fatto finta di non vedere che i lavoratori sono diventati invisibili, spesso anche quando morivano sul lavoro".

Prodi ricorda con un video messaggio che dall''inizio di gennaio a oggi ci sono stati 25 morti sul lavoro. "Sono cifre intollerabili" dice. Una tragica contabilità, quella delle morti bianche. "La tutela della salute e della sicurezza sul lavoro- sottolinea il premier -devono diventare un imperativo del Governo e l'obiettivo di un'azione comune, non saltuaria, ma organica e complessiva". Sulla sicurezza è necessaria una svolta. "Accanto alle leggi e al controllo- spiega- l'impegno comune deve essere speso nella scuola e tra i lavoratori per diffondere la cultura della prevenzione". Il presidente del Consiglio parla poi delle misure già prese dal Governo per combattere gli infortuni: il pacchetto sicurezza, le norme contenute nella finanziaria e il testo unico "che estenderà a tutti i lavoratori, compresi gli autonomi e i lavoratori flessibili, le norme sulla sicurezza". Il pubblico applaude. La sala si svuota. Restano le bare bianche appoggiate alle sedie. (Stefania Prandi)

(26 gennaio 2007)

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