L'Istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro "non ha provveduto a realizzare l'attività di accesso ai luoghi di lavoro per fini ispettivi, mancando, in questo, di costituire un fondamentale punto di raccordo con l'attività delle Asl". Per questo Felice Casson del Pd, in un'interrogazione presentata martedì 24 marzo, chiede di ripristinare la funzionalità dell'Ispesl, regolarizzando tra l'altro i lavoratori precari dell'Istituto

ROMA - Sicurezza sul lavoro, l'Ispesl "non ha provveduto a realizzare l'attività di accesso ai luoghi di lavoro per fini ispettivi, mancando, in questo, di costituire un fondamentale punto di raccordo con l'attività delle Asl". Per questo Felice Casson del Pd, in un'interrogazione presentata martedì 24 marzo, chiede di ripristinare la funzionalità dell'Ispesl, regolarizzando tra l'altro i lavoratori precari dell'Istituto. In materia di sicurezza sul lavoro la competenza specifica per quanto riguarda la ricerca e la consulenza è del ministero della Salute che la svolge attraverso l'Istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro (Ispesl), istituito con la legge di riforma sanitaria, legge 23 dicembre 1978, n. 833. L'ex magistrato sottolinea la mancata o tardiva registrazione dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa, almeno di quelli relativi al rafforzamento dei dipartimenti territoriali e le strutture operative dell'istituto. Un fatto che "non può che aggravare in questo contesto la strutturale carenza di controlli nei luoghi di lavoro". Tra le richieste sottoposte al governo anche quella di eliminare quelle "situazioni di incompatibilità e di rimuovere le cause che determinano una gestione dell'istituto (oggi affidato ad un commissario che è stato già presidente, nonché direttore dell'Ispesl per diversi anni)" ritenuta in contrasto con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione. (dp)
CASSON - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
da molti anni i lavoratori continuano a subire gravissimi incidenti sui luoghi di lavoro;
molti incidenti avvengono con una frequenza tale da far risultare mai adeguate le misure di contrasto e prevenzione degli infortuni previste dal vigente ordinamento;
l'aumento degli organici degli ispettori del lavoro ha in parte rafforzato l'attività ispettiva riguardante la parte "lavoristica" dei controlli, quali lavoro nero, evasione ed elusione contributiva che, pur costituendo un'attività importantissima, non può però accrescere l'efficienza della parte più tecnica della prevenzione, medicina del lavoro, chimica e ingegneria della sicurezza dei luoghi di lavoro;
la competenza specifica è in questi casi delle Regioni che dovrebbero esercitarla attraverso specifici dipartimenti delle aziende sanitarie locali (ASL) e, per quanto riguarda la ricerca e la consulenza, del Ministero della salute attraverso l'Istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro (ISPESL), istituito con la legge di riforma sanitaria, legge 23 dicembre 1978, n. 833;
per quanto risulta all'interrogante, l'ISPESL non ha provveduto a realizzare, secondo il dettato dell'articolo 23 della legge citata, l'attività di accesso ai luoghi di lavoro per fini ispettivi, mancando, in questo, di costituire un fondamentale punto di raccordo con l'attività delle ASL; inoltre il Presidente dell'ISPESL (ora Commissario straordinario), dottor Antonio Moccaldi, in carica ininterrottamente da circa 25 anni, non ha mai adottato un'efficiente programmazione dell'attività dei dipendenti dell'istituto, di una gran parte dei quali non risultano valutabili concrete attività, né misure di intervento ispettivo a tutela della salute dei lavoratori;
negli ultimi 25 anni all'interno dell'ISPESL il rapporto tra il personale nei dipartimenti territoriali, competenti per l'omologazione di sicurezza, e quello nella sede centrale si è invertito: nei 36 dipartimenti regionali e provinciali sono in servizio meno di 400 unità, rispetto a circa il doppio del personale nella sede centrale, con la conseguente riduzione dei controlli tecnici nei luoghi di lavoro da parte dell'istituto a fronte di un livello costantemente elevato di morti e di infortuni sul lavoro;
a seguito di un esposto del Codacons, in relazione allo scoppio di una caldaia della scuola di Terlizi (Taranto) e della presunta mancata omologazione dell'ISPESL, il Ministero della salute, lavoro e politiche sociali ha accertato che un grandissimo numero di controlli su caldaie e su impianti di terra nelle scuole e negli ospedali - obiettivi prioritari dell'istituto ai sensi dell'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 303 del 2002 - non sono stati effettuati; l'ISPESL avrebbe giustificato tali omissioni con la carenza di personale;
a seguito di un ulteriore accertamento da parte del Ministero riguardante il turn over, sarebbe risultato che circa la metà del personale delle sedi periferiche andato in quiescenza non sarebbe stato sostituito; inoltre tale dato risulterebbe oggi peggiore in seguito alla cessazione dei circa 150 collaboratori coordinati e continuativi, assunti nel 2008, il cui rinnovo dei contratti disposto dalla direzione generale dell'istituto sarebbe ostacolato dal Collegio dei revisori dei conti dell'ente, presieduto dal magistrato della Corte dei conti dottor Giovanni Palazzi (in evidente contrasto con la normativa vigente che impedisce ai magistrati della Corte dei conti di esercitare le funzione di revisori negli enti pubblici, come del resto chiarito da una decisione del Consiglio di Stato del 2008);
la mancata o tardiva registrazione dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa, almeno di quelli relativi al rafforzamento dei dipartimenti territoriali e le strutture operative dell'istituto, non può che aggravare in questo contesto la strutturale carenza di controlli nei luoghi di lavoro;
inoltre la condizione del dottor Giovanni Palazzi, allo stesso tempo controllore del Ministero quale magistrato della Corte dei conti preposto all'Ufficio competente sugli atti dei Ministeri dei servizi alla persona e dei beni culturali, e contemporaneamente Presidente del Collegio dei revisori dei conti di un istituto soggetto alla vigilanza dello stesso Ministero, si presenta come una grave questione di incompatibilità, non conforme ai principi di correttezza e trasparenza che devono caratterizzare la pubblica amministrazione e che rischia di ledere il ruolo e il prestigio della Corte dei conti che la Costituzione ha voluto indipendente da ogni altro potere;
a tali rilievi si sono aggiunte ulteriori circostanze, denunciate dal Codacons e oggetto di un'inchiesta della Procura della Corte dei conti, concernenti presunti atti illegittimi se non illeciti compiuti dal Presidente dell'istituto, ora Commissario straordinario, e dal Presidente del Collegio dei revisori dei conti dell'ente e riguardanti:
a) l'erogazione da parte dell'ISPESL, in contrasto con quanto disposto dagli art. 5-11 del decreto del Presidente della Repubblica n. 303 del 2002 e con quanto successivamente indicato dalla nota del 1° giugno 2004 della Presidenza del Consiglio dei ministri, di emolumenti indebiti al Presidente ed ai membri del Consiglio di amministrazione e al Presidente e ai membri del Collegio dei revisori dei conti dell'ente;
b) la stipula di centinaia di contratti di ricerca con giovani laureati, in qualche caso con laurea triennale, per ricerche dai titoli di carattere tanto generico da poter essere assegnate a chiunque o tanto specifico da poter essere assegnato solo a qualcuno, che sarebbero stati decisi senza la consultazione dei dirigenti di ricerca dell'istituto;
c) le promozioni a dirigenti di ricerca attuate attraverso un concorso pubblico, di cui il TAR del Lazio Sez. III ter (sentenza 11756 del 17 novembre 2007) e il Consiglio di Stato - Sez. IV (decisione a seguito dell'udienza del 5 novembre 2008) hanno evidenziato l'illegittimità del procedimento;
d) le erogazioni illegittimamente effettuate di fondi di ricerca ad istituzioni esterne anche non a carattere scientifico, con conseguente sottrazione di fondi di ricerca al personale scientifico interno e con la distribuzione di tali risorse in parallelo o eludendo i bandi di assegnazione dei fondi di ricerca adottati fino al 2006,
si chiede di sapere:
se il Governo intenda assumere iniziative per ripristinare la funzionalità dell'ISPESL, regolarizzando i prestatori di collaborazione coordinata e continuativa dell'Istituto, e per integrare il turn over, con particolare riguardo per la dotazione di personale delle strutture territoriali dell'istituto, incaricate dei controlli tecnici nel territorio, che concorrono a garantire la sicurezza degli impianti e quindi dei lavoratori;
se il Governo ritenga di presentare un resoconto sull'attività complessiva di prevenzione, ispezione e controllo svolta sino ad oggi, indicando le complessive risorse pubbliche destinate alla sicurezza sul lavoro, all'ISPESL e agli organi ispettivi previsti dalla legge per l'espletamento delle proprie funzioni, nonché i risultati conseguiti con i diversi interventi;
se intenda promuovere l'adozione dell'esercizio di autotutela in tutti i casi di illegittimità accertata;
se non si valuti essenziale assumere provvedimenti disciplinari opportuni e deferire, nel caso di accertate illegittimità e di danno erariale, i responsabili alle magistrature competenti;
se, nel quadro delle sue attribuzioni, ritenga di eliminare quelle situazioni di incompatibilità e di rimuovere le cause che determinano una gestione dell'istituto (oggi affidato ad un commissario che è stato già presidente, nonché direttore dell'ISPESL per diversi anni) ad avviso dell'interrogante in evidente contrasto con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione e che rischiano di ledere il ruolo e il prestigio della Corte dei conti.
(26 marzo 2009)




