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Diritto al lavoro, un ddl per innovare la normativa

La proposta di Tiziano Treu (Pd) prende atto delle "difficoltà di applicazione" della legge attuale e punta sulla semplificazione amministrativa e degli obblighi delle imprese. Confermati e precisati i limiti di applicabilità

disabile lavora al computer

ROMA - Modifiche  alle norme per il diritto al lavoro dei disabili. Le propone Tiziano Treu del Pd con un disegno di legge assegnato  il 17 febbraio all'esame della commissione Lavoro del Senato.  La proposta è volta all'adeguamento delle norme dopo le "difficoltà di applicazione riscontrate nella concreta attuazione, sia per le mutate condizioni rispetto al periodo in cui essi sono stati approvati, sia per quanto si è mostrato come elemento di rigidità o vincolo alla concreta attuazione". Secondo Treu l'inserimento da perseguire è quello verso il lavoro più consono e appagante per il lavoratore, in una modalità che responsabilizzi tutti i soggetti coinvolti nel processo, anche con l'individuazione di nuove modalità che possano rivelarsi più efficaci per il raggiungimento dell'obiettivo rispetto al meccanismo ad oggi consolidato e maggiormente praticato. In questa direzione si inseriscono gli elementi di semplificazione degli adempimenti amministrativi e degli obblighi delle imprese; in particolare, nel caso in cui la possibilità di inserimento venisse appurata dai servizi competenti come adeguata e quando sia acquisito il consenso del lavoratore, si cercherà di favorire un collocamento in quelle realtà produttive (come talune cooperative sociali) ritenute più adeguate a facilitare l'introduzione di lavoratori svantaggiati in quanto create e organizzate per il perseguimento di tale finalità.

Al fine di evitare che le aziende si avvalgano impropriamente delle nuove opportunità per eludere il collocamento ordinario riversando sulla cooperazione sociale il peso dell'inserimento lavorativo delle persone con disabilità, viene invece ribadito il ruolo di regolamentazione territoriale e di controllo dei servizi competenti e vengono confermati e precisati limiti di applicabilità, riaffermando la centralità della volontà del lavoratore. Lo strumento della convenzione che regola le modalità di inserimento lavorativo e alcuni aspetti della relativa applicazione sono presi in esame - spiega Treu nell'atto - con una duplice finalità: favorire il processo di stipula, semplificando l'iter in alcuni passaggi e, allo stesso tempo, precisare una cornice omogenea sul territorio nazionale e confacente alle migliori applicazioni fino ad oggi riscontrate sull'argomento. L'individuazione per le imprese di una soglia relativa al numero dei dipendenti ha infine  lo scopo di non penalizzare le aziende e consentire loro di entrare nel processo di convenzionamento, considerato come opportunità per il lavoratore disabile o svantaggiato, senza però permettere una deresponsabilizzazione e un affrancamento dai propri obblighi. (dp)

(19 febbraio 2010)