Sedici dipendenti, un'impresa che a Cesena produce pannelli elettrici. Giovanni Casadei, 39 anni, ha reagito così all'incidente di moto che lo ha reso paraplegico: "Il lavoro mi ha aiutato molto"

CESENA - Il rischio vero, a sentirglielo dire sembra quasi una battuta, è oggi quello di lavorare troppo. Un'azienda che progetta pannelli elettrici per l'automazione di macchine industriali, sedici dipendenti, continui rapporti con i clienti, viaggi. Giovanni Casadei, 39 anni, ha reagito così all'incidente stradale che nel 1988 fu causa della disabilità che lo costringe ora su una sedia a ruote: "Il lavoro mi ha aiutato molto, e mi tiene impegnato per gran parte della giornata. Ma questo ha dei pro e dei contro perché, appunto, il rischio è di lavorare troppo, di non avere tempo per altro...". Giovanni e il lavoro. La sua riscossa, e la sua grande preoccupazione. A soli due anni di distanza dall'incidente entra in affari con il fratello e la cognata e oggi lavora in ufficio, amministra l'azienda e segue direttamente alcuni clienti. "L'azienda produce quadri elettrici per controllare i macchinari industriali - spiega - . I nostri clienti sono generalmente imprese italiane, raramente privati, che a loro volta producono macchine industriali per aziende sia italiane, sia estere. In particolare io mi occupo dei clienti nella fase del preventivo e dopo, quando il lavoro è già acquisito, seguo i lavori direttamente con i nostri partner per controllare che tutto vada bene".
Era il 1988, Giovanni aveva solo diciassette anni e mezzo quando un incidente frontale contro un furgone lo fece cadere dalla moto, provocandogli una frattura alla colonna vertebrale. "Non ho avuto conseguenze cervicali permanenti - continua - per cui sono paraplegico e non tetraplegico, ho cioè mantenuto il controllo delle braccia. Ciononostante, la riabilitazione all'inizio è stata abbastanza difficile. Sono stato nella struttura di Montecatone, un centro di riabilitazione sopra Imola, in provincia di Bologna, per circa un anno e mezzo, anche se per casi come il mio di solito il recupero dura quattro o cinque mesi. Io, purtroppo, dopo qualche tempo, cominciai ad avere anche difficoltà respiratorie, per cui fui costretto a prolungare la mia permanenza lì".
Oggi Giovanni Casadei segue un programma di recupero al centro spinale di Sondalo, in Lombardia, attività che gli costa ogni volta cinquecento chilometri di strada. " In effetti è pesante fare ogni volta un viaggio così lungo - ammette Giovanni - ma io ho la patente, per cui non bisogno che qualcuno mi accompagni e vado da solo in macchina. Preferisco fare tutti questi chilometri per andare a Sondalo, perché alla fine a Montecatone non mi trovavo più bene. Sono venuto a conoscenza del centro di Sondalo grazie all'Associazione paraplegici e, da quel che so, è uno dei migliori in Italia...".
Per non avere difficoltà, quando ha acquistato i locali per la sua impresa, li ha sistemati in modo da renderli accessibili per chi ha problemi come i suoi: il capannone è in piano e non c'è bisogno di scivoli per accedervi; gli uffici sono sistemati su due piani e per salire al piano superiore è stato installato un ascensore. "Sminata" la fabbrica, le barriere restano ovunque negli altri spazi della sua vita quotidiana: in giro per Cesena, la sua città, sono ancora troppe le barriere da abbattere. E' per questo che Giovanni, insieme ad Anna Grazia Giulianelli, ha fondato in Romagna una sezione dell'Associazione paraplegici, impegnandosi in progetti per l'abbattimento delle barriere architettoniche.
"La cosa che mi ha colpito di più di Giovanni è la sua vitalità, - confessa Francesca Longhi, coordinatrice regionale degli assistenti sociali dell'Inail Emilia-Romagna - perché dopo la caduta e la riabilitazione ha messo su un'impresa e oggi lavora anche per dieci ore al giorno. E' un fatto davvero positivo che sia riuscito a reagire in questo modo." (Angela Testa)
(20 luglio 2009)




