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Interviste e personaggi

Arriva nelle sale "Marpiccolo": una storia di riscatto e denuncia ambientale

Il nuovo film di Alessandro Di Robilant racconta la vita di un quartiere al limite della legalità, alle spalle della più grande e inquinante fabbrica di acciaio europea: l'Ilva di Taranto

locandina del film

ROMA - Una carcassa passa sul lungomare di Taranto. "Cosa ci fa una mucca in mare?", "Non lo sai? L'acqua è putrida, ci scarica la fabbrica e noi moriamo di tumore". È sullo sfondo della più grande tragedia ambientale italiana che si apre l'ultimo film di Alessandro Di Robilant "Marpiccolo", presentato venerdì scorso in  anteprima alla stampa, al cinema Adriano di Roma. Il film sarà nelle sale dal 6 novembre. La pellicola, liberamente ispirata al libro "Stupido" di Andrea Cotti, è un intreccio di storie e situazioni al limite, a sud della città pugliese dove ha sede la più grande acciaieria d'Europa, che da sola contribuisce a un decimo dell'inquinamento del vecchio continente.

Nel quartiere Paolo VI, una zona di "case di cartone" e strade rotte, su cui incombe come un cattivo presagio la sagoma minacciosa dell'Ilva, si snoda la vita di Tiziano, un adolescente con una famiglia disagiata alle spalle, che finisce nel giro della malavita locale, per trovare soldi facili da investire in una vita migliore, magari lontano da questa città dimenticata. Ma il suo destino è segnato. Dai piccoli lavoretti agli agguati mafiosi il passo è breve e finisce in un carcere minorile. Quando tutto sembra ormai senza speranza, il giovane ritrova, però, la voglia di cambiare e riscopre la solidarietà di quanti hanno sempre creduto in lui. Sarà piuttosto il ritorno alla quotidianità della vita di Taranto, a rappresentare la più grande sconfitta, perché in una città che sembra essa stessa un carcere per sopravvivere bisogna piegarsi alle logiche del potere.

E così la storia di Tiziano, in parallelo con le vicende della città più inquinata d'Italia e forse d'Europa, diventa una lucida analisi della condizione delle periferie, dove spesso gli sforzi della società civile si scontrano con il silenzio-assenso delle istituzioni. "La storia di questo ragazzo piena di rabbia e vita si sposava perfettamente con il quartiere scelto. In questi luoghi di disagio esiste un'umanità umiliata e offesa che è anche viva e reattiva, ma soprattutto molto partecipe , che si sforza di sopravvivere nonostante tutto", sottolinea De Robilant. E a pesare come un macigno è anche il vuoto della politica: "Taranto è la terza città più inquinata al mondo, è una città cosparsa di rosso. Tutto questo si respira in città-continua il regista- mi sorprende che nessuno faccia niente, che la comunità europea non si faccia più sentire su questo argomento. In questo luogo che ha ormai perso la fiducia i mali e i problemi della città non sono all'ordine del giorno e non c'è nessun interesse particolare delle istituzioni a risolverli".

Oltre alla denuncia sull'inquinamento da diossina, il film è anche una storia di crescita e riscatto. "Per un ragazzo di Paolo VI è difficile staccarsi da quella realtà- aggiunge Giulio Baranek, attore esordiente che nel film interpreta il ruolo di Tiziano- per chi a Taranto vive in determinati quartieri l'unica possibilità di speranza è andare via". Ma nel film resiste nonostante tutto anche una volontà di salvezza. "Questo film è coraggioso anche nel descrivere ciò che funziona in questi luoghi- sottolinea Giorgio Colangeli, nel ruolo dell'insegnante del carcere minorile- è coraggioso dire che anche in carcere si può incontrare chi ti rimette a posto. E che ci può essere una vita positiva anche per chi sta male".( Eleonora Camilli)

(6 novembre 2009)