Il presidente dell'Inail soddisfatto per l'ulteriore flessione di incidenti e casi mortali: "E ora lavoriamo per il Polo Salute e Sicurezza: un'opportunità di sviluppo fondamentale per il Welfare italiano che lascia all'Istituto un ruolo di primo piano non solo in campo assicurativo, ma in tutti gli ambiti della prevenzione"

ROMA - "I dati confermano che il sistema lavoro ha investito in sicurezza". Il presidente dell'INAIL, Marco Fabio Sartori - in occasione della presentazione dei dati relativi agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali del 2009 - non ha dubbi. "Stiamo vivendo un trend positivo", sottolinea, "testimoniato - anche rapportando nel medio periodo i dati 2009 a quelli del 2002 - dalla diminuzione di 200mila infortuni".
Questo miglioramento, secondo lei, cosa significa?
"Che stanno cambiando la cultura e l'approccio delle imprese a queste tematiche. Segno anche di una forte e capillare presenza dell'INAIL, che è riuscita a fare penetrare un concetto basilare: la sicurezza prima di tutto. E, proprio in quest'ottica, un tema di primaria importanza in una visione globale è quello rappresentato dal nuovo Polo per la salute e la sicurezza: condiviso anche dal Governo, è a mio parere una fondamentale opportunità di sviluppo per il sistema Welfare che lascia all'INAIL un ruolo di primo piano non solo in campo assicurativo, ma in tutte le fasi della sicurezza sul lavoro".
Entrando nel merito dei numeri è innegabile che parte del miglioramento sia imputabile agli effetti della grave congiuntura: meno lavoro meno incidenti...
"Sì, è vero, ma per quanto riguarda gli infortuni solo meno del 30% del miglioramento è dovuto alla crisi economica. Il che vuol dire che il 70 per cento è da attribuirsi ad altri fattori. Su tutti: una maggiore attenzione al tema della prevenzione e un vero cambiamento nell'approccio alle tematiche della sicurezza nel suo complesso".
La stessa cosa vale anche per i casi mortali?
"Sì. I dati trovano riscontro anche da questo punto di vista: meno della metà del miglioramento - il 46% circa - può essere legata alla crisi, mentre il restante 50% testimonia, ancora una volta, un importante passo in avanti. E' un trend positivo che - pur rimanendo ancora a livelli troppo alti, perché parliamo sempre di vite umane, e questo è sempre bene ricordarlo - tuttavia non accenna a interrompersi".
Quale altro aspetto ritiene particolarmente significativo nell'andamento infortunistico 2009?
"Per la prima volta si registra una diminuzione degli incidenti per quanto riguarda il lavoro degli stranieri. Sebbene questa categoria professionale sia spesso impiegata nei settori maggiormente a rischio - come, per esempio., quello edile o quello metallurgico che, più degli altri, hanno risentito della crisi economica - nel 2009 registriamo una significativa e incoraggiante diminuzione del 17% degli infortuni e del 20% degli incidenti mortali".
Diceria vuole che l'Italia sia il fanalino di coda nella Ue per quello che riguarda gli infortuni...
"Non è vero e lo abbiamo più volte detto. L'Europa a 15, nel periodo 2003-2007, per ogni 100mila occupati stima un numero di infortuni pari a 2859: ebbene, rispetto a tale indice il nostro Paese si attesta ben al di sotto con 2674. Rispetto alla Francia, alla Spagna, al Portogallo, al Belgio - ma anche alla Germania - registriamo, dunque, un livello di infortuni più basso. Sul fronte degli incidenti mortali, invece, c'è ancora molto da fare".
Sembrano preoccupanti, infine, i dati relativi alle malattie professionali che vedono un incremento dell'oltre 15% rispetto al 2008...
"Si tratta di numeri certo significativi, ma che vanno adeguatamente contestualizzati e compresi. Ovvero: questo fenomeno in aumento è imputabile non tanto a un cambiamento (e a un relativo peggioramento) delle condizioni di lavoro, ma perché l'INAIL - con un'azione e uno sforzo davvero capillari - ha svolto un'importante azione di sensibilizzazione che sta finalmente portando all'emersione di tante patologie fino a ieri nascoste o non denunciate".
(21 luglio 2010)





