Formazione, informazione, comunicazione: questi, secondo l'Anmil, i tre pilastri su cui basare la lotta agli infortuni sul lavoro. Bettoni al Senato, alla Giornata di studio promossa dalla Commissione Parlamentare d'inchiesta: "Occorre far conoscere gli oltre 780.000 infortunati l'anno, a partire dalle storie di chi ce la fa. Serve un''informazione costruttiva al servizio della prevenzione, che utilizzi a pieno le sequenze e le elaborazioni statistiche che solo l'Inail è in grado di sviluppare"

ROMA - "Siamo convinti, dalle nostre stesse cicatrici, che per prevenire ed evitare gli infortuni non bastano le leggi; non bastano gli investimenti e le iniziative nel perseguire imprenditori che sfruttano il lavoro nero, disattenti o anche colpevoli; non basta pretendere macchine sicure, protezioni dai rischi ben utilizzate.Occorre promuovere una cultura del lavoro in sicurezza che, da strutturata ed imposta, diventi ‘istintiva' nella società, nel tessuto produttivo delle imprese, nella stessa compagine dei lavoratori": con queste parole Franco Bettoni, presidente dell'Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro) è intervenuto stamattina alla "Giornata Nazionale di studio sulla salute e sicurezza sul lavoro", promossa dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro del Senato, presieduta dal senatore Oreste Tofani. "Proprio per questo ha aggiunto Bettoni - accanto all'operatività sul campo, deve restare capillare e quotidiana l'opera di promozione, vorrei dire di ‘pubblicità', per far sapere, far conoscere, far partecipare tutti a questo processo evolutivo del nostro sistema-lavoro.
Una pubblicità che faccia conoscere le immagini, i racconti delle tragedie, anche piccole e familiari, di quei singoli che fanno parte degli oltre 780.000 infortunati l'anno, ma anche le storie di quegli invalidi o mutilati che ce la fanno, sopravvivono con orgoglio e dignità all'infortunio, insieme alle storie di chi non ce la fa".
Un ruolo fondamentale, in questo senso, lo svolge l'informazione: "serve un miglioramento dell'informazione costruttiva al servizio della prevenzione - ha infatti affermato Bettoni - Un'informazione, cioè, che utilizzi a pieno le sequenze e le elaborazioni statistiche che solo l'Inail è in grado di sviluppare, dati che tengano conto dei cassaintegrati i quali, seppur non esposti a rischio, sono però conteggiati nel denominatore della forza lavoro di riferimento". Il presidente dell'Anmil ha poi sollecitato "l'avvio del sistema di denuncia degli infortuni con prognosi superiore ad un giorno, che dovrebbe essere propedeutico per discutere non solo di infortuni ma, prima ancora, di incidenti (quale che sia il numero di persone coinvolte), per impostare politiche di prevenzione che devono eliminare la causa, ovvero l'incidente, piuttosto che la sua conseguenza".
Bettoni ha poi fatto riferimento a un "evento di grande spessore culturale e scientifico, finalizzato alla salvaguardia della salute dei lavoratori", messo a punto recentemente con il contributo dell'Anmil: il "Protocollo B-BS, un metodo basato sul comportamento utilizzato nei luoghi di lavoro che, adottato da qualche decennio, ha prodotto risultati sorprendenti in numerose aziende.
Senza, dunque, abbassare la guardia sulle regole, sui controlli, sugli adempimenti delle aziende per valutare e rimuovere i rischi, non vogliamo nemmeno che si perda l'occasione di agire sul profondo dei comportamenti, quelli che, in definitiva, sono la causa principale del milione di incidenti che ogni anno puntualmente si ripropone".
Per quanto riguarda, nello specifico, gli incidenti sul lavoro, Bettoni ha evidenziato che questi "non accadono in modo uniforme in tutte le aziende, ma sempre e solo in una percentuale molto ristretta di esse. Su questo punto - ha detto - vorremmo saperne di più e contiamo di lavorarci di concerto con l'Inail". In chiusura, Bettoni ha ricordato l'appuntamento ad Assisi il 30 giugno prossimo: "marceremo per chiedere più sicurezza sul lavoro - ha annunciato - nella speranza di una fattiva partecipazione di tutti i cittadini. Molti di quelli che sono qui, oggi, ci hanno confermato che marceranno con noi, non per protestare o per partecipare ad eventi di cordoglio, ma semplicemente per dare il senso di una presenza mai rassegnata, una presenza non solo solidale con chi lavora, ma partecipe nel quotidiano, sul campo, consapevole delle difficoltà e dei problemi di chi lavora".
(25 giugno 2012)






