Rapporto regionale Inail. Gli infortuni registrati in regione sono stati 22.998, il 13% in meno dell'anno precedente. Mentre le morti sul lavoro sono passate da 24 a 32. Le malattie professionali denunciate sono 2.014, il 5,8% del totale nazionale

ANCONA - Nelle Marche diminuiscono gli infortuni sul lavoro ma aumentano i casi mortali. Nel 2009 si è passati infatti da 26.786 casi dell'anno precedente a 22.998 incidenti. Le morti sul lavoro erano invece 24 nel 2008 mentre nel 2009 ne sono state registrate 32 (+33%). Il dato emerge dal rapporto regionale Inail Marche presentato ieri mattina.
In termini percentuali la diminuzione degli infortuni è stata del 13,7% mentre per le malattie professionali c'è stato un aumento del 22%delle denunce e dei riconoscimenti dell'origine professionale (+ 18%). Le patologie di origine professionale nel 2009 sono in totale 2.014, il 5,8% del totale nazionale. Per quanto riguarda gli infortuni da circolazione stradale, le denunce sono in diminuzione: 1.632 casi nel 2009 a fronte dei 1.721 del 2008, con una flessione del 5,2%. Scendono anche gli incidenti in itinere da 3.633 a 3.241, con una diminuzione del 10% rispetto all'anno precedente.
"La diminuzione degli infortuni, pur se significativa, costituisce elemento di stimolo a proseguire con maggiore incisività e convinzione nelle attività di prevenzione - sottolinea Bruno Adinolfi, direttore regionale Inail Marche -. Per le malattie professionali, il relativo incremento va letto con necessario realismo, nel senso che si va consolidando il fenomeno dell'emersione delle suddette patologie, grazie all'operazione di sensibilizzazione svolta in materia dall'Inail, dalle istituzioni e dalle parti sociali. Particolare rilievo - continua Adinolfi - va riconosciuto all'attività di ricerca che, attraverso rapporti di collaborazione con il mondo universitario, costituisce elemento indispensabile per acquisire sempre nuove informazioni e conoscenze di specifici rischi e, quindi, per individuare le azioni utili e necessarie alla loro prevenzione". (Eleonora Camilli)
(18 novembre 2010)








