"Non smetterò di nuotare fino a quando non ci saranno protesi per tutti i disabili che ne hanno bisogno". E' il grido di battaglia di Cimmino, che il 26 maggio ha dato il via ad un giro d'Italia a nuoto in 10 tappe. "Chiedo che il nomenclatore tariffario delle protesi venga aggiornato al più presto". PHOTOGALLERY e SONDAGGIO
ROMA - Questa è la storia di uno sciopero particolare, di un uomo che promette che non smetterà di nuotare ?fino a quando non ci saranno protesi per tutti i disabili che ne hanno bisogno?. La particolare protesta è stata pensata da Salvatore Cimmino, 42 anni, assistito del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio e gran nuotatore. Dallo scorso 26 maggio Cimmino ha iniziato un giro d?Italia a nuoto in 10 tappe, coprendo dai 10 ai 15 chilometri a tappa, in tempi buoni ?perché- spiega- nonostante mi manchi una gamba ho scoperto di avere tantissimo fiato in acqua?. ?Il giro d?Italia a nuoto contro le barriere?, questo il nome dello sciopero, tocca Voltri, in Liguria, come prima tappa, e poi Viareggio, in Toscana, Latina, in Lazio, Monte di Procida, in Campania, Cagliari, in Sardegna, Villa San Giovanni, in Calabria, Acicastello, in Sicilia, Taranto, in Puglia, Fano nelle Marche e Trieste in Friuli. Il tour è documentato sul sito www.nuoto.it alla voce acque libere.Cimmino nuota per attirare l?attenzione delle istituzioni sul fatto che nonostante la ricerca scientifica abbia fatto passi da gigante e che ci siano protesi che permettono di superare molti tipi di handicap, la maggioranza dei disabili non possa usufruirne. ?Questi dispositivi- dice- non sono alla portata di chi ne ha bisogno perché costano troppo, dai 10 mila i 30 mila euro l?uno, senza contare la manutenzione, e lo stato non le rimborsa?. Secondo il nuotatore, in Italia esista una sorta di schizofrenia tra realtà e burocrazia in materia di protesi e ausili. Infatti, il nomenclatore tariffario delle protesi pur essendo aggiornato al 2001 risale di fatto al 1992. Essendo vecchio di 20 anni, dunque, non tiene conto dell?innovazione tecnologica e non permette ai disabili di avere un netto miglioramento della qualità della vita.
Salvatore sa bene che cosa significa avere una buona protesi a disposizione. Essendo senza una gamba da quando aveva 14 anni, da quasi trentenni che può camminare grazie ad un arto artificiale. ?Anche se per superare davvero il mio handicap avrei bisogno di una di quelle protesi con il ginocchio elettronico. E? da anni che ne faccio richiesta, ma l?autorizzazione di questo tipo di dispositivi è a discrezione delle singole aziende sanitarie locali.? Il giro d?Italia a nuoto è la seconda impresa sportiva di Cimmino, che si allena tre ore ogni giorno, per cinque volte alla settimana. Lo scorso anno ha nuotato da Capri a Sorrento in 4 ore e mezza. ?Riesco ad allenarmi nel tempo che non lavoro. Sono un impiegato- dice. -Mi alleno al Circolo canottieri Aniene di Roma. Lo sponsor che provvederà a coprire i costi relativi alle spese per gli spostamenti e l?alloggio è la Fondazione della Cassa di Risparmio di Roma?.
In mare Cimmino non è solo. Per l?impresa ha cercato di mobilitare quanta più gente possibile. Oltre ad aver scritto una lettera al presidente del Consiglio Romano Prodi, e a diffondere comunicati stampa ogni volta che coprirà una nuova tappa, in acqua sarà accompagnato da atleti come Elisa Traverso, Andrea Cadili Rispi, Silvia Bresolin e Cristian Mintoti. ?Ce ne potrebbero essere anche molti altri- dice- credo che le adesioni arriveranno di volta in volta. E spero che a fare il tipo per ogni tappa ci siano molte persone?.
?Con questa iniziativa- spiega - vorrei davvero riuscire a far mettere mano al nomenclatore tariffario delle protesi, a far capire a chi di competenza che deve essere aggiornato. Lo stato dovrebbe prendersi cura dei disabili. Ci sono moltissimi giovani amputati che se avessero a disposizione delle protesi moderne potrebbero superare la loro disabilità. In Italia ci sono situazioni davvero paradossali, riguardo la questione delle protesi. C?è gente che sta in sedia a ruote quando potrebbe camminare e avere una vita molto più facile di quella che invece è costretta ad avere.? (Stefania Prandi)
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(24 maggio 2007)










