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Lea, ausili hi-tech nel nomenclatore. Glic: "Prescrizione solo da tecnici specializzati"

Appello al governo del presidente della rete italiana dei Centri ausili tecnologici: cambiare la bozza del testo che inserisce i nuovi ausili nei Lea. Rischi per la salute delle persone e per le casse dello Stato

disegno di un medico che scrive una ricetta

ROMA - Evitare che la prescrizione degli ausili tecnologici riservati alle persone con disabilità venga effettuata da personale inesperto: troppo alto il rischio di errori e di uno scadente controllo della spesa pubblica. L'appello al governo per le norme da inserire nel nuovo nomenclatore tariffario degli ausili previsto all'interno dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) è di Claudio Bitelli, il presidente dell'associazione Glic, la rete italiana dei Centri ausili tecnologici, strutture specializzate nel settore delle tecnologie a disposizione dei disabili.

La preoccupazione espressa al ministro del Lavoro, Salute e Politiche sociali Maurizio Sacconi, al viceministro Ferruccio Fazio, al sottosegretario Martini, al presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani, al coordinatore della commissione Salute della Conferenza Enrico Rossi, al direttore della Direzione generale programmazione sanitaria del Ministero della Salute Filippo Palumbo, è quella che "non siano presenti adeguate misure per garantire la qualità del percorso prescrittivo dei nuovi ausili". Se infatti la bozza in esame registra la "epocale innovazione" di prevedere anche gli ausili tecnologici, il cui inserimento è da molti anni richiesto dai rappresentanti delle persone disabili, è anche vero che senza ulteriori precisazioni si corre il rischio che la prescrizione si trasformi "in un motore di spesa protesica senza garanzie di appropriatezza e di qualità, con forti ricadute negative anche sugli utilizzatori finali e le loro famiglie".

In sostanza, la paura è che la presa in carico da parte dello Stato del costo di tali ausili ingeneri un meccanismo per cui le prescrizioni vengono fatte senza le adeguate conoscenze mediche, con conseguenze negative sul versante della salute dei soggetti da un lato e sulle casse dello Stato dall'altro. Per Bitelli colui che prescrive ha bisogno di un consulente, e tale figura deve essere "di provata competenza ed esperienza nel campo degli ausili tecnologici": eppure la bozza in esame prevede che tale ruolo possa essere ricoperto dalla figura del "tecnico abilitato all'esercizio della professione o arte sanitaria ausiliaria", figura che però secondo Bitelli è "sprovvista di know-how tecnologico", così come i "tecnici elettronici-informatici" sono "sprovvisti di know-how sulle applicazioni tecnologiche per la disabilità". La richiesta, che si sviluppa nel dettaglio con proposte emendative del testo all'esame, è dunque quella di considerare per il compito di consulente i tecnici che da anni operano con provata esperienza in questo settore, e che dunque "si tenga conto nel testo sottoposto all'approvazione della risorsa costituita dai Centri Ausili tecnologici Ict". (ska)

(6 agosto 2009)