È la storia Suor Veronica raccontata dall'Avvenire. Nata a Pescara da genitori entrambi sordi, cresciuta tra due fratelli anche loro udenti, aveva scelto come professione proprio la lingua dei segni. Poi, nel 1998, la scelta di entrare tra le Francescane Alcantarine

ROMA - «La prima lingua che ho imparato? Quella dei segni». Parla anche con gli occhi e con le mani suor Veronica Amata Donatello, interprete Lis prima e dopo la vocazione. Alla XXIV Conferenza internazionale sul tema «Effatà! La persona sorda nella vita della Chiesa», la religiosa era alle spalle dei relatori per tradurre in gesti le parole degli interventi, di fronte a oltre 500 partecipanti provenienti da più di 60 Paesi. Nata a Pescara 35 anni fa da genitori entrambi sordi, cresciuta tra due fratelli anche loro udenti, Veronica aveva scelto come professione proprio la lingua dei segni, girando l'Europa e lavorando anche per la Rai. Poi, nel 1998, la scelta di entrare tra le Francescane Alcantarine, affidandosi completamente a Dio: «Mi ha restituito il centuplo», testimonia con un sorriso. Sì, perché da qualche anno è responsabile con padre Gianfranco Roncone, frate minore, del Settore spirituale voluto dall'Ente nazionale sordi (Ens), che conta circa 40mila associati in tutta Italia. «La richiesta è venuta dai responsabili dell'associazione; purtroppo molte diocesi sono ancora 'sorde', stenta a diffondersi la formazione dei futuri preti in questo ambito», nota la religiosa, che da tre anni insegna la lingua dei segni agli alunni del Seminario Romano Maggiore. E la domenica alle ore 10.30 traduce in Lis la Messa celebrata nella basilica di Santa Maria in Trastevere.
I non udenti cattolici, quindi, chiedono di avere «anche in Italia, come succede in Spagna, un vescovo referente», riferisce suor Veronica, spiegando che alcuni sordi «da destinatari dell'annuncio stanno diventando evangelizzatori, chiedendo formazione biblica e liturgica». Della spiritualità si occupa anche il Mas (Movimento apostolico sordi), che però non è presente a Grosseto. Così Cinzia Massoli, diventata sorda a 34 anni, si è rivolta al Centro volontari della sofferenza, auspicando «un'educazione alla fede specifica, che valorizzi anche le emozioni». Il contatto fisico diviene molto espressivo per chi vive sulla propria pelle questo tipo di disabilità, come ha rilevato monsignor Patrick Kelly, arcivescovo di Liverpool e presidente della Fondazione cattolica internazionale per il servizio delle persone sorde: parlare «il linguaggio dell'altro » significa anche coinvolgere l'ambito psicologico e sociale, «i sentimenti e le relazioni, oltre che il corpo». Una sensibilità rimarcata dalle opere di Luisella Zuccotti, 59 anni, pittrice e scenografa, autrice di vignette e murales, ex docente di educazione artistica alle medie. Diplomata in Belle Arti a Roma, collabora con i suoi disegni a «Voci del silenzio», periodico delle Figlie della Provvidenza per le sordomute di Modena. La sua ultima fatica? Le illustrazioni del volume dedicato a don Severino Fabriani, prete modenese sordo dai 30 anni in poi, che nell'Ottocento si prese cura delle bambine non udenti. (Laura Badaracchi - Avvenire)
(23 novembre 2009)





