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Ausili per la disabilità? Un mercato "aperto ai furbi"

Un "comparto lasciato alla deriva": così Pevito, presidente dell'associazione Ausili per disabilità motorie, commenta l'inchiesta sui costi degli ausili pubblicata su SuperAbile. I costi insostenibili? "Colpa del nomenclatore non aggiornato. E dei bassi numeri della produzione"

ROMA - "Un comparto lasciato alla deriva": Gianfranco Pivato, presidente dell'associazione Imprese ausili per disabilità motorie (Confindustria Federvarie), definisce così questo settore produttivo, al centro dell'inchiesta pubblicata recentemente su SuperAbile, a cui Pivato replica con una nota di chiarimento, imputando la critica situazione "all'insensibilità politica e ala scarsa capacità amministrativa locale di saper cogliere anche il benché minimo spunto propositivo da parte degli operatori di settore". Il mercato degli ausili ha quindi concesso "grande spazio ai furbi, soggetti commerciali capaci di proporre ausili di provenienza extra CEE a prezzi bassissimi. Le procedure pubbliche d'acquisto orientano infatti la scelta verso il prezzo più contenuto, senza considerare la rispondenza alle norme tecniche dei dispositivi acquisiti, la qualità, la personalizzazione, le figure professionali deputate alla consegna ecc. ecc.".

L'associazione Imprese ausili per disabilità motorie, assicuro Pivato, "si sta spendendo per poter aprire nuove strade verso un mercato vero libero e concorrenziale, dove i meno dotati siano veri consumatori (arbitri imparziali del gioco), quindi non blindato da un sistema obsoleto che apre spazio ai furbi per soffocare sempre più quelle imprese che investono in tecnologia e qualità. Gli ausili italiani - osserva Pivato - sono molto più apprezzati all'estero: forse sarebbe bene chiederci il perché". E proprio dalle imprese associate arriverà presto una nuova iniziativa: "un progetto nato in collaborazione con la Camera di Commercio di Padova e l'Osservatorio Biomedicale Veneto, dove alcune imprese metteranno in vetrina i loro prodotti (i più conosciuti) sui quali, qualora utilizzati, l'utente potrà esprimere una propria valutazione. Un modo questo per dare voce al consumatore".

Un'altra iniziativa riguarderà "l'usabilità - spiega ancora Pivato - Attraverso alcune specifiche domande, si avrà modo di cogliere da parte dell'utente il grado di usabilità che egli suppone possa offrire quel prodotto", spiega.

Come spiegare, allora, i costi degli ausili, anche di quelli più semplici, che spesso mettono in difficoltà le famiglie? "Vanno inquadrati in una ampia forbice fra sistemi del ‘fai da te' e ‘dispositivi medici testati' - spiega Pivato - I prodotti offerti devono rispondere alle Direttive Comunitarie, più eventuali certificazioni e test volontari, qualificanti del prodotto e affidati ad ente terzo certificatore (es. TUV). Nei costi generali, ricordo, dovrebbero essere calcolati quelli relativi alla consegna, atto affidato a figura professionale precisa. Questi costi sono sempre gli stessi al di la del fatto che in consegna vada uno stesso prodotto, pur con differente valore, e sono compresi nelle tariffe previste dal Nomenclatore. Certo, costi sono spesso insostenibili per le famiglie, ma tutto questo dipende dal fatto che le nuove tecnologie (europee) non sono più state raccolte e messe dal sistema a disposizione dell'utenza meno abile. Il Nomenclatore Tariffario delle Protesi, ricordo, è tutt'ora fondato su descrizioni e tariffe del 1995. Come si presentava e quanto costava una bici nel 1995, o un telefonino, o una lavatrice? E' altresì bene precisare che nel nostro mondo i costi per studio e progettazione, prototipazione, brevetti, certificazioni e quant'altro vanno spalmati su ‘pochi numeri'. Un particolare studiato e messo in produzione su una bicicletta si ammortizza molto prima rispetto ad uno montato su un ausilio. 300.000 €. spalmati su 10.000 biciclette danno 30 €; gli stessi 300.000 €. per mille carrozzine danno 300 €. a prodotto".

Per concludere, chiediamo a Pivato se è vero che molte imprese traggono spunto dalle idee delle famiglie per progettare e realizzare gli ausili che poi immettono nel mercato. "E' vero - conferma - quantomeno per le aziende più serie che cercano di trasferire la vera ‘esigenza del mercato' verso soluzioni realmente rispondenti alle necessità dell'utenza. Questo, da parte dell'impresa, penso non sia un difetto, bensì un particolare pregio. Anche il nostro progetto ‘usabilità' mira a cogliere dall'utenza quelle che sono le aspettative primarie, per poi tradurle nel concreto attraverso lo studio e la progettazione e immettere nel mercato prodotti sempre più rispondenti alle vere necessità della persona. Rimettere al centro la persona, rendendola protagonista nelle proprie scelte di salute: questo è il nostro primo obiettivo". (Chiara Ludovisi)

(1 agosto 2012)

Ausili per disabili a costi proibitivi: tra i genitori cresce il fai-da-te

ausilio fai-da-teUn passeggino costa 4.400 euro più 1.900 per la cappotta abbinata. Una sedia a ruote 34 mila euro, un paio di scarpe 870. Mentre in Francia esiste addirittura un concorso, in Italia sempre più le famiglie si ingegnano e inventano i propri ausili