A duecento anni dalla sua invenzione, il metodo Braille è ancora irrinunciabile. In un articolo su Avvenire la sfida di Nicola Stilla, presidente del Club italiano del Braille: "Abbiamo lanciato una sottoscrizione per l'acquisto di almeno 10mila tavolette da inviare ne Paesi in via di sviluppo"

ROMA - "Un codice universale, che a distanza di quasi duecento anni conserva intatta tutta la sua originalità e freschezza". Nicola Stilla è il presidente del Club italiano del Braille. A conferma delle sue parole i partecipanti, oltre 50 Paesi da tutti e 5 continenti, al convegno organizzato lo scorso gennaio nella Sede Unesco di Parigi per i 200 anni della nascita dell'inventore del sistema di scrittura e lettura che ne porta il nome. "L'avvento del computer ha sicuramente portato molti benefici anche ai non vedenti ma al Braille non si può rinunciare". Nessun conflitto tra vecchi e nuovi metodi quindi. "Il computer, come gli audiolibri come i sistemi vocali applicati ai pc, sono strumenti complementari ma non alternativi. Anche se purtroppo registriamo una tendenza a insegnare meno il Braille ai ragazzi". Un errore che nasce dalla fiducia assoluta, da parte di molti docenti e genitori, nelle nuove tecnologie. "Invece il Braille - sottolinea Stilla - è ancora l'unico sistema che permette al non vedente il piacere di leggere avendo il contatto con la carta. E poi se voglio fare una lettura attenta ed essere sicuro di aver scritto in modo correttissimo un testo, penso ad esempio a chi studia le lingue, non c'è metodo migliore che farlo scorrere lettera per lettera sotto le dita". Ci sono però ancora realtà, Stati in cui fatica a prendere piede. E il loro problema non è certo l'informatica.
"Sono le realtà del Sud del mondo dove anche solo l'acquisto di una tavoletta e di un punteruolo rappresentano un costo eccessivo. Non si riesce a insegnare il Braille non perché manchino le persone ma gli strumenti. Per questo, l'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti e il nostro club hanno deciso di lanciare una sottoscrizione pubblica per l'acquisto di almeno 10mila tavolette per la scrittura in Braille da inviare ne Paesi in via di sviluppo. Una tavoletta e un punteruolo costano circa 6 euro e 50". Oltre a quest'iniziativa il club ha tra le sue finalità l'organizzazione, il 21 febbraio di ogni anno, della Giornata nazionale del Braille e il sostegno al museo casa-natale dello stesso Braille a Coupvray, in Francia. "Braille è stato sicuramente un genio - sottolinea Stilla - perché nella sua semplicità è riuscito con sei puntini a creare 64 segni, che vanno dalle lettere dell'alfabeto, alla punteggiatura, ai numeri, all'uso nelle partiture musicali". Un'impresa realizzata oltretutto in tempo molto brevi. "In pochissimi anni ha dato la luce ai ciechi, permettendogli di accedere alla cultura". Nel nostro Paese la stragrande maggioranza di chi è non vedente dalla nascita conosce il Braille. Tra le persone invece che perdono la vista, magari dopo aver già concluso un percorso scolastico, la percentuale si abbassa moltissimo. "Il bicentenario della nascita di Braille - conclude Stilla - vorrei fosse l'occasione per rilanciare ancora di più l'apprendimento del suo sistema di lettura e scrittura. È importante ribadire che non ci sono vere alternative a questo metodo. Tutti gli strumenti che esistono, anche molto importanti per aiutare il non vedente, sono complementari al Braille, lo integrano. Ma certamente non lo possono sostituire". (Riccardo Maccioni - Avvenire)
(28 luglio 2009)




