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Donne disabili? La denuncia del Cnd: "Ancora tante le discriminazioni''

Luisella Fazzi, presidente del Consiglio nazionale sulla disabilità, interviene a Genova al convegno della Consulta femminile: "Le donne con disabilità non sono considerate come donne: non si tiene conto né del genere né della loro specificità; ancor più discriminate sono le donne con disabilità intellettive"

donna disabile

GENOVA - "La società e la persona disabile - Giustizia e partecipazione" è il titolo del convegno che si è tenuto nel capoluogo ligure, in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità, organizzato dalla Consulta femminile di Genova. Ad affollare la sala di rappresentanza di Palazzo Tursi, sede del municipio, c'erano un centinaio di persone tra operatori del settore, persone con disabilità e loro famigliari. L'intervento di Adele De Leo Casale, presidente della Consulta femminile, ha aperto i lavori: "L'iniziativa odierna - ha sottolineato - vuole contribuire a creare una nuova cultura della disabilità e un approccio diverso, più completo: vorremmo arrivare alla piena legittimazione socio-economica delle persone con disabilità".

Dopo i saluti dell'assessore alle Politiche socio-sanitarie del comune di Genova Roberta Papi - la quale si augura che l'amministrazione civica si ponga come obiettivo politiche inclusive capaci di aiutare e sostenere le persone disabili - è stata la volta dell'intervento di Luisella Fazzi, presidente del Consiglio nazionale sulla disabilità che ha parlato in particolare della condizione della donna disabile. "Le donne con disabilità - spiega Fazzi - non sono considerate come donne: non si tiene conto né del genere né della loro specificità; ancor più discriminate sono le donne con disabilità intellettive. Le donne disabili sono escluse dal lavoro e dalla formazione professionale. In pratica non c'è un'attenzione specifica all'essere donne". A sottolineare la condizione complessa del disabile lavoratore è stato Giorgio Pescetto, responsabile dell'Unità di progetto per il Piano regolatore sociale della città ligure: "Nonostante le leggi di riforma, c'è una diffusa precarietà del lavoro tra le fasce deboli e in particolare tra i disabili. L'Università di Genova - ha concluso Pescetto - si sta occupando di questa difficile situazione con un lavoro apprezzabile".

L'Azienda sanitaria locale 3 Genovese, rappresentata da Daniela Dall'Agata, nella sua relazione ha affiancato all'approccio sanitario, una visione globale della persona disabile: "i medici non parlano più unicamente di malattie bensì si relazionano al soggetto disabile nella sua ricca complessità" ha precisato Dall'Agata. L'attenzione è stata poi posta al mondo della scuola e della formazione: Maria Teresa Vaccarello del Servizio integrazione scolastica dell'Ufficio scolastico provinciale di Genova, ha spiegato come, attraverso l'integrazione scolastica e l'impegno a risolvere i problemi degli studenti disabili, sia possibile trasformare la diversità in risorsa. In tutti gli interventi si è sentita forte l'esigenza di rappresentare e tutelare le persone disabili nell'attuale frammentarietà del quadro sociale; a tale proposito la Consulta ligure dell'handicap - interlocutore privilegiato delle istituzioni e delle organizzazioni non governative e del terzo settore che agiscono sul territorio - denuncia la difficoltà di armonizzare le istanze di tutti i soggetti che la compongono: "E' necessario lavorare in rete e ritrovarsi all'interno di progetti comuni - spiega Cinzia De Lucchi - solo così è possibile individuare gli obiettivi e convogliare le risorse". (Anselmo Roveda e Monica Zecchino)

(4 dicembre 2008)