Il presidente dell'associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica prende le distanze da Mina Welby che aveva collegato la manifestazione al ministero della Salute con la vicenda di Eluana Englaro: "E' una disabile gravissima che ha il sacrosanto diritto di poter godere di tutte le misure atte al supporto vitale"

MILANO - Eluana Englaro ha il "sacrosanto diritto di poter godere di tutte le misure atte al supporto vitale" e come lei anche "tutte le altre persone che sono, o che si venissero a trovare, nella sua stessa situazione devono essere messe nelle condizioni di essere assistite adeguatamente". Così Mario Melazzini, presidente dell'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica prende le distanze da Mina Welby, che partecipando al sit-in indetto dalla stessa associazione aveva collegato la protesta alla vicenda della giovane in stato vegetativo.
"Il sit-in a cui hanno dato vita ieri a Roma i malati di sclerosi laterale amiotrofica e i loro familiari - afferma Melazzini - aveva la finalità di sollecitare il Ministero del Welfare a mettere in campo alcuni urgenti provvedimenti finalizzati a migliorare l'assistenza e la presa in carico di queste persone fragili". "Sono fiducioso - afferma - che il messaggio sia stato recepito dalle Istituzioni, come testimoniano anche le promesse fatte dal sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio relativamente alla ratifica del pacchetto LEA, alle verifiche sull'impiego del fondo per i comunicatori e all'insediamento della Commissione Sla. Per il raggiungimento di questo primo risultato vorrei ringraziare tutti i partecipanti al "sit in", compresa la signora Mina Welby, la quale però, secondo me, - precisa il presidente Aisla, lui stesso colpito da Sla - ha sbagliato a correlare il sit in alla vicenda di Eluana Englaro, invitando il Governo a fare "atti concreti su queste problematiche, anziché industriarsi per proibire di eseguire la volontà di Eluana Englaro". Secondo Melazzini "Eluana è una disabile gravissima e ha il sacrosanto diritto di poter godere di tutte le misure atte al supporto vitale, così come tutte le altre persone che sono, o che si venissero a trovare, nella sua stessa situazione devono essere messe nelle condizioni di essere assistite adeguatamente. Questa è la priorità assoluta - conclude - non si parli di altre cose".
(27 gennaio 2009)





