Dalla Sardegna in 25 arrivano a Roma tra familiari e malati anche molto gravi per protestare: "Riportare i malati a casa è vantaggioso per tutti". La priorità è approvare i Lea, "questione accantonata per vergognose ragioni economiche"

ROMA - Sono arrivati dalla Sardegna in 25 tra familiari e pazienti, di cui alcuni molto gravi. Anche loro, come gli altri partecipanti alla manifestazione organizzata dall'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (Aisla), hanno fatto centinaia di chilometri per chiedere lo sblocco dei livelli essenziali di assistenza e del nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili. "Siamo familiari, amici e malati di sclerosi laterale amiotrofica - spiega una rappresentante dell'Aisla Sardegna -. Siamo qui oggi per manifestare contro l'insensibilità dimostrata dal governo verso le problematiche dei nostri cari. Nonostante si tratti di "malati che il più delle volte hanno bisogno di assistenza 24 ore su 24", prosegue, "ci vediamo tagliati i fondi o vediamo che questi fondi non vengono affatto dati".
Il problema, secondo l'esponente dell'Aisla Sardegna, è che in Italia l'assistenza ai malati di Sla "è molto diversificata sul territorio". Per questo, prosegue, "oggi noi siamo qui a chiedere che vengano approvati i Lea, i cosiddetti livelli essenziali di assistenza che prevedono un progetto di presa in carico globale di questi malati, ma anche che sia approvato il nomenclatore tariffario, ovvero l'elenco di tutti gli ausili di cui questi malati hanno bisogno". Una questione, ques'ultima, che secondo la signora "è stata accantonata per vergognose ragioni economiche". Passando, invece, all'esperienza della Sardegna, racconta: "Abbiamo presentato al presidente regionale e all'assessore alla Sanità un piano in cui viene dimostrato che riportare a casa questi ammalati è possibile". I vantaggi della domicialirizzazione delle cure potrebbero essere notevoli: non solo si assicurerebbe ai pazienti "una qualità di vita sicuramente più dignitosa", ma "attraverso l'addestramento dei familiari e del cosiddetto badandato qualificato" si attuerebbe anche un'operazione "economicamente conveniente". Riportare a casa i malati, infatti, significherebbe "liberare posti presso le rianimazioni e presso le Rsa", che comportano entrambe costi elevatissimi.
"Oggi giorno - prosegue l'esponente dell'Aisla Sardegna - molte di queste persone non riescono a tornare a casa dopo il ricovero in rianimazione e continuano a occupare posti letto" che "costano migliaia di euro quotidianamente". Altre volte i pazienti vengono ospitati all'interno delle Residenza sanitarie assistite, che oltre a presentare costi molto elevati, offrono una qualità della vita, che "per quanto possano essere attrezzate, non può essere sicuramente paragonata a quella all'interno del nucleo familiare". Invece con una media di circa 30 mila euro l'anno "è possibile assicurare un'assistenza 24 ore su 24 a famiglia". "Stiamo parlando di ammalati completamente allettati - conclude -. Non mangiano, non respirano e debbono essere assistiti in tutto perché hanno completamente perduto l'autosufficienza". (ap)
(21 giugno 2010)





