E' il segno di "una strisciante e subdola deriva culturale, ormai imperante, dove sovrana regna la paura ed il rifiuto dell'altro e della sua diversità". Responsabili i mezzi di comunicazione e le agenzia educative. Il 28 marzo l'iniziativa di sensibilizzazione "Anffas in piazza"

ROMA - "Disagio, rabbia, dolore e sofferenza": così l'Anffas commenta in una nota la notizia del gruppo creato su Facebook (e immediatamente oscurato) nei confronti del quale non può che "esprimere una severa condanna nei confronti di chi, come in questo caso, inneggia alla violenza, intolleranza e discriminazione di qualunque essere umano". Dopo l'indignazione, però, inizia la riflessione su "quale sia la cultura, la conoscenza e la rappresentazione della disabilità" nella nostra società. E la riflessione parte dai numeri: se è vero che il gruppo conta oltre 1.000 iscritti (ammesso che le iscrizioni siano effettive, ndr), allora questo è segno di "una strisciante e subdola deriva culturale, ormai imperante, dove sovrana regna la paura ed il rifiuto dell'altro e della sua diversità, e dove il rispetto della dignità delle persone, in quanto tali, ha perso ogni valore".
Secondo l'associazione, responsabili di questa situazione sono soprattutto i mezzi di comunicazione di massa, "che troppo spesso si ricordano della disabilità solo quando fa notizia, quando ci sono storie lacrimevoli e strappalacrime da raccontare, eclatanti vicende di cronaca nera, oppure quando si desidera ammantare di buonismo e pietismo iniziative volte esclusivamente a fare audience. La ‘normalità' della disabilità non fa notizia e sono pochi quelli che la raccontano".Non fa notizia il fatto che "per un bambino con disabilità diventa un vero e proprio calvario anche solo andare a scuola in condizioni dignitose, che ci sono famiglie che si impoveriscono e che vivono nel più totale isolamento ed indifferenza da parte della comunità e delle istituzioni, che persone con gravissima disabilità sono condannate, pur senza colpa, a scontare, insieme a genitori e familiari, dei veri e propri arresti domiciliari".
Le responsabilità sono però anche delle agenzie educative e della scuola in particolarre: "Chi è che insegna ai nostri figli il rispetto della vita e dignità umana? Chi è che si prende il tempo di attivare un serio confronto con le nuove generazioni per promuovere la cultura dei diritti umani e sradicare un modello sociale che premia soltanto il più bello, il più ricco, il più furbo...lasciando escluso chiunque a ciò non si conforma?". L'associazione ritiene dunque che questa deriva possa essere contenuta e contrastata solo attraverso "progetti che coinvolgano scuola, Chiesa ed organi di informazione in modo da garantire al "mondo" della disabilità un diritto di informare, sensibilizzare e di partecipare in situazione di parità e normalità, per esempio dedicando e dando spazio al movimento delle persone con disabilità ed a chi le rappresenta in trasmissioni primarie, tolk etc. e facendo partecipare le persone con disabilità nel pubblico e nei vari contesti in condizioni di assoluta uguaglianza rispetto agli altri. A tal proposito, l'Anffas sarà nelle principali piazze italiane domenica 28 marzo, con la manifestazione "Anffas in piazza" per sensibilizzare i cittadini sui temi della disabilità intellettiva e/o relazionale.
(22 febbraio 2010)










