Il gruppo di madri scrive al presidente della Cei per avere una risposta in merito "ai tagli che la nuova manovra finanziaria ha operato soprattutto nel settore sociale, creando ulteriore disagio ad una vita difficile"

Eminenza Illustrissima, questa nostra lettera è, da una parte, frutto dell'esigenza indifferibile di essere ascoltate e, dall'altra, dell'opportunità di metterLa a parte di quanto a noi accade. Siamo un gruppo di mamme cui la Divina Provvidenza, ci perdonerà l'eufemismo, ha regalato figli con problematiche e necessità che vanno ben oltre quello che era lecito aspettarsi. Siamo mamme di figli disabili. Il solo nostro amore e dedizione nei loro confronti purtroppo è insufficiente a garantire quel minimo di benessere cui queste creature hanno diritto, oltre a quello di vivere. Ancora purtroppo le provvidenze dello Stato e la carità cristiana sono ben lungi dal soddisfare tale elementare diritto nonostante la dedizione e la buona volontà di molti. Siamo state perciò costrette a muoverci nei confronti delle istituzioni.
La disabilità non genera necessità politiche, genera necessità di apporto assistenziale nei confronti del soggetto fragile che, per raggiungere un minimo livello qualitativo al di sopra della mera sopravvivenza, abbisogna dell'impegno di almeno uno o due familiari, tolti a quella che i nostri politici chiamano attività produttive. Le chiediamo, qualora fosse nel disegno della Sua opera, un appoggio e un sostegno morale nella misura che Lei, Eminenza, vorrà ritenere opportuna. Vivendo in tempi dove la medianicità è diventata la chiave di molte porte che stentano ad aprirsi, Le proponiamo un incontro con una piccola delegazione di noi, a testimonianza che la Chiesa continua a farsi carico delle necessità dei più fragili. In attesa di un Suo benevolo e cristiano riscontro, La salutiamo con affetto.
Marina Cometto, Gabriella La Rovere, Rossella Baroni, Luciana Gennai, Daniela Guccini, Orietta Mariotti, Elisabetta Pacciotti, Maria Parente, Sonia Pisani
(1 luglio 2010)




