Preoccupazione per l'attacco "frontale" perpetrato ai danni dei disabili gravi e non autosufficienti: così Dino Barlaam, direttore dell'Agenzia per la vita indipendente onlus, scrive in una lettera circa il documento che verrà presentato in Consiglio dei Ministri sull'indennità di accompagnamento

ROMA - Attacco frontale, macelleria sociale, limiti di reddito che non tengono conto né dell'autonomia della persona né del contesto in cui vive: sono solo alcuni dei giudizi che Dino Barlaam, direttore dell'Agenzia per la vita indipendente onlus, ha espresso in una nota indirizzata alla stampa e all'opinione pubblica circa il provvedimento, che andrà all'esame del Consiglio dei Ministri, che lega l'indennità di accompagnamento per le persone disabili al reddito. Secondo il direttore dell'Agenzia per la vita indipendente onlus - Avi, nata nella capitale a seguito dell'entrata in vigore della legge n.162/98, l'indennità di accompagnamento, così come la pensione di invalidità ed i benefici relativi ai congedi parentali della legge n. 104/92 rappresentano diritti soggettivi perfetti, "in una nazione dove il fondo per le politiche sociali e quello della non autosufficienza sono in caduta libera".
"Un attacco frontale nei confronti delle persone non autosufficienti e più gravi, mascherato dalla propaganda sui falsi invalidi, ecco di cosa stiamo parlando. Senza mezzi termini, se il documento che verrà presentato nel Consiglio dei Ministri martedì prossimo - scrive Barlaam - è quello che troviamo sulle pagine online del Corriere della Sera di sabato 22 maggio 2010, nei confronti delle persone disabili gravi e delle loro famiglie è macelleria sociale".
"Parte la riduzione dei diritti sociali delle persone disabili?" si chiede allora il direttore dell'Avi. "L'indennità di accompagnamento, così come la pensione di invalidità ed i benefici relativi ai congedi parentali della legge n. 104/92 rappresentano quei pochi diritti soggettivi perfetti di cui possono godere le persone disabili, in una nazione - continua la nota - dove il fondo per le politiche sociali e quello della non autosufficienza sono in caduta libera. In un quadro in cui si è mostrata, in diversi casi, insofferenza nei confronti dei benefici in favore delle persone disabili e delle loro famiglie, un'azione costante e continua a insidiare i diritti acquisiti, come: a) lo studio sull'impatto dei permessi di cui all'art. 33 della legge 104/92, b) la verifica straordinaria 2009 sulle invalidità concesse, c) la ridefinizione delle procedure per la presentazione della domanda di invalidità civile, e) obbligo del ricorso per via giudiziaria ai giudizi delle commissioni mediche, fino ad arrivare all'ipotesi odierna nel documento del quale dal punto 44 al punto 48 ci sono le misure nei confronti delle invalidità civili. Curioso è che i punti dal 44 al 47 riguardano le determinazione di limiti di reddito per accedere al beneficio dell'indennità di accompagnamento e solo l'ultimo punto della serie (48) si occupa dei controlli per il contrasto ai falsi invalidi".
E ancora. "In sintesi, secondo questo documento, solo le persone che dal 1 gennaio 2011 avranno riconosciuto il diritto all'indennità di accompagnamento dovranno dimostrare di non avere un reddito personale superiore a € 25.000,00 e, se coniugati, oltre al limite personale, è necessario verificare il limite di reddito di € 38.000,00 da calcolare sul cumulo dei redditi con il coniuge. Ma non basta, il comma 45 del documento precisa che, qualora la somma dei redditi personali o dei coniugi fosse inferiore ai limiti indicati precedentemente va fatta un'ulteriore verifica di capienza, cumulando anche l'indennità di accompagnamento e, nel caso tale somma superasse i limiti sopra citati verrebbe corrisposta l'indennità fino a concorrenza dei limiti stessi".
E Barlaam introduce anche degli esempi molto pratici a sostegno della sua tesi. "Per i vecchi beneficiari dell'indennità di accompagnamento - scrive - il superamento dei limiti personali (€ 25.000,00) e/o del cumulo con il coniuge (€ 38.000,00) non darà più diritto all'adeguamento annuale Istat di detta indennità. Pertanto l'indennità di accompagnamento resterà fissata per costoro a quella prevista per l'anno 2010".
Da qui le perplessità e anche le paure. "Dall'analisi della situazione emergono diverse perplessità, sia dal punto di vista della legittimità, che dal punto di vista dell'equità sociale. Dal punto di vista della legittimità del disposto previsto nel documento - scrive e conclude - va approfondito l'eventuale contrasto con l'art. 5, comma 1, della Convenzione Onu si diritti delle persone disabili, recepita con legge n. 18/2009 il quale recita testualmente: ‘Gli Stati Parti riconoscono che tutte le persone sono uguali dinanzi alla legge ed hanno diritto, senza alcuna discriminazione, a uguale protezione e uguale beneficio dalla legge', coordinato con l'art. 28, comma 2, lettere b) ed e). In tale direzione sarà opportuno verificare la possibilità di impugnare il provvedimento sotto questo profilo, a garanzia della parità di trattamento delle persone disabili, ed a contrasto dell'arretramento quantitativo/qualitativo dei diritti civili".
"Sotto il profilo etico e metodologico - conclude poi - provo a spiegare perché si tratta di macelleria sociale: vengono introdotti limiti di reddito senza neanche provare considerare alcuni elementi minimi di buon senso, quali a) il livello delle condizioni di non autonomia e/o non autosufficienza della persona, b) della costituzione e della durata della condizione di non autosufficienza, c) della presenza di più persone disabili nel nucleo familiare, d) dell'arretramento dell'integrazione affettiva scoraggiando di fatto il coniuge".
"In ultimo, il punto 48 dl documento, prevede che nel triennio 2010-2012 vengano effettuate 100mila verifiche sanitarie annue nei confronti dei titolari dei benefici economici provenienti da invalidità civile. La grande battaglia, mediatica, che non introduce né metodi e né modalità innovative per il contrasto ai falsi invaldi e senza punire né coloro che ne beneficiano e tantomeno coloro che concedono simili benefici. In conclusione - chiude amareggiato - quando i diritti arretrano e vengono insidiati nel tempo, come descritto in precedenza, è necessario porre un argine visibile da parte di tutti, dal mondo dell'associazionismo delle persone disabili, dalla chiesa cattolica, dalla società civile, dai movimenti e dai partiti che troppo hanno ancora taciuto. Restare inermi nei confronti di provvedimenti economici che tagliano risorse partendo dal basso e in modo orizzontale, significherebbe aver abbandonato il principio della sussidiarietà, accettando passivamente la logica del più forte, del più furbo, che contraddistingue il ‘fare' dell'ultimo periodo di legislatura".
(23 maggio 2010)





