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Cem Roma, il futuro legato al risanamento di un debito di 27 milioni di euro

L'enorme disavanzo è stato accumulato dal Comitato provinciale di Roma della Cri che ha in gestione la struttura. Da mesi pulizie, servizio lavanderia e mensa non vengono pagati. Famiglie in ansia, e si attende a settembre il pronunciamento parlamentare sul riassetto generale dell'ente. Intanto il commissario assicura: "Non cambierà destinazione d'uso"

insegna

ROMA - Ammonta a ben 27 milioni di euro il debito accumulato negli anni dal Comitato provinciale di Roma della Croce Rossa, lo stesso Comitato gestore del Cem, Centro educazione motoria. Quanto, in questo disavanzo, incide la struttura per disabili di via Ramazzini? Spiega il commissario provinciale Flavio Ronzi che "ogni anno il Cem crea un disavanzo di 4,5 milioni di euro: le entrate dalla Regione Lazio sono di circa 2,3 milioni, a fronte di una spesa annua di 6 milioni". Ronzi tiene a dire che "in un anno di commissariamento" ha "sanato altri settori in perdita", ma "i 27 milioni restano e, per quello che è causato dal Cem, devo interrompere la perdita". Quali prospettive, quali vie di uscita da questa situazione di incertezza che incombe su utenti, familiari, lavoratori? Per Ronzi la via è che "venga riconosciuto un monte ore più alto, vengano quindi erogati più fondi, o che il servizio sia garantito dal Servizio sanitario nazionale, con la proposta all'Asl di prenderlo in gestione". Quel che Ronzi dà per certo è che lo stabile "non cambierà destinazione d'uso: abbiamo preso l'impegno con familiari e utenti ai primi di luglio, e non si cambia". Intanto le ditte che effettuano le pulizie, il servizio lavanderia e la mensa non vengono pagate da mesi. "Finché dura", si lascia andare Ronzi. Una situazione di cui la Regione Lazio è a conoscenza e "di cui dovrebbe farsi carico".

"Noi chiediamo che si avvii un tavolo con la Regione e tutti gli attori coinvolti, nessuno escluso" è la richiesta dell'operatrice Lorena e di tutti i lavoratori del Cem. "Aspettiamo cosa succederà a settembre quando ci sarà il pronunciamento parlamentare sul riassetto generale" ed eventuale passaggio da ente pubblico ad associazione privata della Croce Rossa. Lorena ha 52 anni, da decenni lavora al Cem ed è stanca di essere definita "giovane precaria", è "da esaurimento". Il rischio più grosso? "Che tutto muoia nel silenzio, con noi che non ce la facciamo più a parlare. Tanto più che non facciamo un lavoro tenero, non siamo passacarte". La Cri, continua Lorena, "non se la prende la responsabilità di licenziare, e qui il 70% del personale è precario da 20 anni. La difesa del posto di lavoro la stiamo facendo nei tribunali - prosegue la rappresentante Cgil -, ma non parliamo solo per noi, noi siamo la voce dei ragazzi, insieme ai loro familiari. Bisogna che in Italia chi deve si assuma le proprie responsabilità".

I lavoratori chiedono, a questo punto, di passare al Servizio sanitario nazionale, alla gestione da parte della Regione. Tanto più che la modifica del Titolo V della Costituzione ha decretato il passaggio di queste competenze alle Regioni. Che il passaggio si faccia, però, "con le risorse date alla Croce Rossa. Chiediamo che le funzioni restino a noi".

Cosa comporterebbe per utenti e lavoratori il passaggio al Ssn? Un ridimensionamento degli standard qualitativi del servizio? E per i lavoratori una revisione degli stipendi al ribasso tanto che, come qualcuno ha ipotizzato non senza malizia nelle alte sfere, la battaglia per il Cem può rappresentare per qualcuno la difesa di uno stipendio più alto, quasi un privilegio? "Non vogliamo che si riducano i servizi" asserisce Ronzi. E sul fronte stipendi, dice Lorena: "Non è vero che abbiamo stipendi più alti di chi, con lo stesso ruolo, lavora in strutture gestite dal Servizio sanitario nazionale, è lo stesso contratto del comparto sanità". Aggiunge il commissario provinciale Ronzi: "Il contratto che applichiamo è quello degli enti pubblici non economici, non c'è differenza sostanziale con il contratto della sanità pubblica. I nostri salari costano non più del pubblico ma certo più di un privato sociale (cooperative, etc.) che in genere gestisce questo tipo di servizi. Sono altre unità di misura, difficili da paragonare".

"Se qualcuno solleva lo scandalo stipendi, andiamo a vedere - puntualizza Lorena - quelli di militari anche graduati messi a fare servizi civili anche negli uffici, o quello del commissario straordinario della Cri Francesco Rocca che, con il solo incarico politico, forse guadagna più del presidente Napolitano, o quello del direttore generale Patrizia Ravaioli moglie del giornalista Antonio Polito". (Elisabetta Proietti)

(7 agosto)

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